197vLIBBRO

Qui comincia lo ottavo libro del Tesoro di Brunetto Latino , in elquale si tratta de la Rettorica che c’insegna à ben parlare , & di governare citta & popoli .

Capitolo primo .

Poi ch’el Maestro Brunetto hebbe compiuta la seconda parte del suo libbro , nela quale divisò assai bene , quale dee essere l’huomo morale , & com’ello dee vivere & honestamente governare se , & la sua famiglia , & le sue cose , secondo la scienza de l’Ethica , & de la Economica , de laquale elli fe mentione colà , ov’elli divisò li membri de la philosophia , & ch’elli hebbe detto quali cose disfanno la legge , & guastano la citta , à lui parve quasi una opera guasta , se elli non havesse diterminato de la terza parte , cioè de la scienza Politica . La quale insegna , come l’huomo dee governare la citta . Che citta non è altro à dire , che una gente ordinata per vivere ad una legge , & ad uno governamento . Tullio disse , che la piu nobile parte di tutte le scienze di governare la citta , si è la Rettorica , cioè la scienza del parlare . Però che s’el parlare ordinate non fosse , la citta non potrebbe havere alcuno stabilimento di giustitia , ne d’humana compagnia . Et conciosa cosa , chel parlare sia dato à tutti li huomini . Tullio disse , che sapienza è donata à pochi . Pero dico , che parlari sono di quattro ragioni .

  1. La prima si è guernito di gran senno , & di buona parlatura , & questo è lo fiore del mondo .
  2. L’altra è vota di senno & di buona parlatura , & questa è tra grande ignoranza .
  3. L’altra è vuota di senno , olii sono troppo bene parlanti ; e questo è grande pericolo [*] this part has been ommitted from print , thus only listing 3 elements
  4. L’altra è vota di senno , ma elli si tacciono per povertà di loro parlare ,

& ciò richie 198r OTTAVO . 198 de aiuto . Et per queste diversità furono li savi in contentione di questa scienza , se la è di natura , o d’arte . Et alla verità dire , inazi che la torre di Babel fosse fatta , tutti gl’huomini havevano naturalmente una lingua , cioè la hebrea . [*] " L'idea che prima della confusione babelica l'ebraico fosse la lingua universale e che solo tre lingue , l'ebraico , il greco e il latino , possano essere definite sacre si trova espressa chiaramente in Isidoro di Siviglia : ' Tres sunt autem linguae sacrae : Hebraea , Graeca , Latina , quae toto orbe maxime excellunt . His enim tribus linguis super crucem Domini a Pilato duit cause eius scripta ' ( Etym. 9.1.3 ) "( Einaudi 2007 ) . Ma poi che la diversità de le lingue venne sopra gl’huomini , sopra tutte l’altre ne sagrarono tre , cioè

  1. Hebrea ,
  2. Greca ,
  3. & Latina .

Et noi vediamo che per natura ,

  1. quelli che habitano in Oriente , parlano ne la gola , si come parlano li Hebrei .
  2. Li altri che sono nel mezo de la terra , parlano al palato , si come sono li Greci .
  3. Et quelli che ne le parte di Occidente parlano à denti , so come fanno l’Italiani .

Et tutto che questa scienza sia nel parlare solamente , nientemeno ella è in ben parlare , & per tanto Tullio disse , che è per natura , & non per arte . Però che l’huomo truova molti buoni parlatori naturalmente sanza alcuno insegnamento . Aristotile dice , che ella è arte , ma è ria . Però che per parlare è advenuto alle genti piu male , che bene . Tullio dice , che ben si accorda , che sola la parola è per natura . Ma dal ben parlare viene tre cose ,

  1. natura ,
  2. uso ,
  3. & arte .

Perche uso & arte son pieni di molto grande insegnamento , & non è altro che sapienza , et à comprendere le cose secondo ch’elle sono . Et però è ella chiamata governatrice de le cose , perche la le provede dinanzi , & menale à certo fine , & à diritta misura . Et ove sapienza è congiunta al parlare , chi te dirà che ne possa nascere se non bene ? Tullio dice , che al cominciamento gl’huomini vivevano come bestie sanza propria cosa , sanza conoscimento , e sanza conoscenza di dio , per li boschi , & per li luoghi riposti sanza pastore , si che nullo guardava matrimonio , & non conosceva padre ne figliuolo . Allhora fu un savio par 198v LIBBRO lante , che tanto consigliò & tanto mostrò la grandezza de l'huomo , & la dignità de la generatione , & de la discretione , ch'elli li trasse di quello malvagio nido , & ragunogli ad habitare in uno luogo , & à mantenire ragione & giustitia . Et cosi per lo bello parlare che in lui era col senno , fu questo huomo quasi secondo Idio , che rilevò el mondo per l'ordine de la humana compagnia . Et ciò ne fa manifesto l'historia di Amphion , che fece la citta di Thebe , che faceva venire le pietre & muratori , per la dolcezza del suo canto cioè à dire , che per le soe dolci parole , el trasse gl'huomini da malvagi luoghi , ov'elli habitavano , & menolli ad habitatione di quella citta . [*] " Figlio di Zeus e gemello di Zeto , secondo il mito Anfione rappresenta la cultura e la civiltà , in contrasto con la forza fisica rappresentata dal fratello . Si attribuiva ad essi la costruzione della città di Tebe , per cui Anfione avrebbe mosso le pietre del Citerone solo col suono della lira "( Einaudi 2007 ) . Et da l'altra parte s'accorda bene Tullio , con quello che dice Aristotile , del parlare senza sapienza . Che quando l'huomo ha buona lingua di fuore , & non ha punto di consiglio dentro , la soa parola è fieramente pericolosa alla citta & alli amici . Dunque è provato che la scienza de la Rettorica non è in tutto acquistata per natura & per uso , ma per insegnamento & per arte . Et però dico , che ciascuno huomo dee istudiare il suo intelletto , e'l suo ingegno à saperla . Che Tullio disse , che l'huomo che ha molto de le cose minori , è piu fievole de li altri animali per la disuzanza di questa una cosa , che può parlare manifestamente . Che quelli acquista nobile cosa , che di ciò avanza glhuomini , di che l'huomo sormonta le bestie . Ne per niente non disse el proverbio , che nodritura pasce nature . Che secondo quello che noi troviamo ne la prima & ne la seconda parte di questo libbro , l'anima d'ogn'huomo è buona naturalmente , ma ella muta la soa natura per malvagità del corpo , nelquale ella stà rinchiusa , cosi com'el vino si guasta per la ria botte . Et quando el 199r OTTAVO . 199 corpo è di buona natura , la sua anima signoreggia & aiuta la sua bontà . Et allhora li vagliono l'arte & l'uso , però che arte l'insegna li comandamenti che à ciò si conviene , & lo uso li fa presto & aperto alla opra . Et però vuole lo maestro ricordare al suo amico le circostanze & l'insegnamento de l'arte de la Rettorica , che molto aiuteranno alla sottilita ch'è in lui per la buona natura . Ma tuttavia vi dirà inanzi ,

  1. che è Rettorica , &
  2. sopra cui ella è ,
  3. & poi del suo officio ,
  4. & de la soa materia ,
  5. & de le soe parti .

Che chi bene sàciò , elli intende meglio el compimento di questa arte .

De la Rettorica che cosa è , & di suo officio , & di sua arte . Capitolo . 2 .

Rettorica è una scienza , che insegna dire bene pienamente le cose comune & le private . Et tutta sua intentione è à dire parole in tal maniera , che l'huomo faccia credere lo suo detto à quelli che l'odono . Et sappiate che Rettorica è sopra la scienza di governare la citta , secondo che dice Aristotile quà à dietro nel suo libbro , si come l'arte di fare frenni & selle , per l'arte di cavallaria . L'ufficio di questa arte , secondo che dice Tullio , è di parlare pensatamente , per fare credere lo suo detto & la sua fine è fare credere quello che dice , in tal maniera che sia honesta . Intra l'officio et la fine è questa differenza , che ne l'officio ha à pensare lo parlatore , ciò che si conviene alla fine , cioè à dire , che parli in tal maniera , che sia creduto & ne la fine pensare ciò che si conviene à suo officio , cioè à farsi credere per suo parlare . Ragione come L'officio del phisico siè di fare medicine et cure , per sanare , e'l suo fine si è sanare , et però è medicina . Et brevemente l'officio di rettorica è di parlare appesatamente , secondo 199v LIBBRO l'insegnamento de l'arte . El fine è quella cosa , perche egli parla . La materia di Rettorica è de la cosa , di che el parlatore dice , si come l'infermita è materia de Phisichi . Onde Gorgia disse , che tutte le le cose di che si conviene parlare sono materia di questa arte . [*] " Gorgia da Lentini , circa 485-380 a. C. , sofista greco , considerato tradizionalmente il creatore dell'arte retorica , che introdusse in Grecia intorno al 428 a. C. "( Einaudi 2007 ) . Ermagoras disse , che questa materia si è le cause alle questioni . [*] " Ermagora di Temno , II sec. a. C. , retore Greco autore di un'Arte retorica del cui contenuto possiamo farci un'idea attraverso gli scritti di Cicerone , Quintiliano e Agostino "( Einaudi 2007 ) . Et disse che cause sono quelle , sopra lequali li parlatori sono in contentione d'alcuna certa gente , o d'altra cosa certa , & di ciò non dicea elli male . [*] " Si tratta della distinzione tra cause particolari e questioni generali "( Einaudi 2007 ) . Ma disse elli , che questione è quello , sopra che li parlatori sono in contentione , sanza nominare certa gente . In altre cose , che appartengono à certo bisogno , si come de la grandezza del sole , & de la forma del fermamento . Et di ciò dice elli troppo male , che tali cose non si convvegnono à governatori di citta , anzi conviene à philosophi , che studiano in profonda scienza . Et però sono fuori de la via quelli , che pensano contare fabole , o antiche historie . Et ciò che l'huomo può dire , è de la materia di rettorica . Ma ciò che l'huomo dice di sua bocca comanda per lettra pensatamente per fare credere , o per contentione di lodare , o di biasimare , o d'havere consiglio sopra alcuno bisogno , o di cosa che dimanda giudicio . Tutto ciò è de la materia di rettorica . Ma tutto ciò che l'huomo non dice artificialmente , cioè à dire per nobile parole , gravi , & ripiene di buone sentenze , o per alcuna de le cose dinanzi dette , & fuori di questa scienza , è lungi de le soe circonstanze . Et però dice Aristotile ,

che la materia di questa arte è sopra tre cose solamente , cioè ,
  1. dimostramento ,
  2. consiglio ,
  3. et giudicio .

Et in ciò medesimo s'accorda Tullio & dice ,

che
  1. dimostramento è , quando i parlatori biasimano huomo , o altra cosa
    1. generalemente ,
    2. o particularmente .
    Io lodo molto bel 200r OTTAVO . 200 di femine dice l'uno , & io biasimo dice l'altro , questo è detto generalmente . Ma particularmente dice l'uno Iulio Cesare fu prode huomo dice l'altro non fu , anzi fu traditore & disleale . Et questa questione non ha luogo se non ne le cose passate , & ne le presenti . Che di quello ch'è adivenire , non può l'huomo esser lodato ne biasimato .
  2. Consiglio è quando li parlatori consigliano sopra una proposta , che è posta dinanzi da loro
    1. generalemente ,
    2. o particularmente , per mostrare qual cosa sia utile , o .
    Dice uno di Cardinali di Roma generalmente , utile cosa è à metter pace tra christiani , non è dice l'altro . Et particularmente dice l'uno , utile cosa è la pace tra'l Re di Francia & quello d'Inghilterra , dice l'altro non è . Et questa questione non ha luogo sopra alle cose che sono adivenire . Et quando ciascuno ha dato lo consiglio , l'huomo se attiene à colui , che mostra piu ferme le sue ragioni .
  3. Et piu credevole giudicamente si è in accusare , o difendere , o in domandare , o in rifutare , per mostrare de l'huomo , o d'altra cosa
    1. generalmente ,
    2. o particularmente , ch'elle siano giuste , o .
    Io dico , generalmente l'uno dice che tutti i ladronni debbeno essere impiccati , dice l'altro non debbono . Dice l'uno , quelli che governa bene la citta , dee havere buono guidardone dice mattamente l'altro non dee . Ma particularmente dice l'uno , che Golias dee essere impiccato , però che gliè ladrone , non è dice l'altro . Ho dimandato guiderdone , però che feci lo prò del comune , non hai dice l'altro . O risponde per aventura tu hai diservito pena . Et questa questione non ha luogo , se non ne le cose passate . Che nullo dee essere dannato ne guiderdonato , se non per le cose passate .

Ma di ciò si tace el maestro per divisare le parole di rettorica .

200vLIBBRO

De le cinque partie de la Rettorica . Cap. 3 .

Tullio dice ,

che in questa scienza ha cinque parti , cioè
  1. trovamento ,
  2. [*] Inventio ordine ,
  3. [*] Dispositio elocutione ,
  4. [*] Elocutio memoria ,
  5. [*] Memoria & parlare .

[*] " Per esigenze di precisione , qui e in seguito i termini tecnini della retorica ( tutti spiegati nel testo ) sono resi nella traduzione con le corrispondenti forme latine "( Einaudi 2007 ) . Boetio dice , che queste cinque cose si sono de la sustanza del parlare , che se alcuna ne mancasse non sarebbe compiuto . Cosi com'el fondamento , le parete , e'l tetto sono parte de la casa , sanza lequali non è compiuta la casa .

  1. Trovamento [*] Inventio è uno pensamento di trovare nel suo cuore cose vere , o verisimili , à provare sua materia , & questo è fondamento et fermezza di tutta questa scienza . Che inanzi che l'huomo dica ò scriva , dee trovare la ragione & li argomenti , per provare suo detto , & per farli credere à colui con cui parla .
  2. Ordine [*] Dispositio è istabilire suoi detti & suoi argomenti , che hae trovati ciascuno in suo luogo , acciò che possano meglio valere , cioè à dire , che inanzi dee mettere le forti ragioni intorno al cominciamento , & nel mezo le fragili , & ne la fine li argomenti , ne quali elli piu si fida , ch'el suo adversario non vi possa dire parola contraria .
  3. Elocutione [*] Elocutio è lo ritorno del parlare & di sentenze advenevoli , acciò ch'elli truova . Che trovare et pensare poco varrebbero sanza accordare le parole à sua materia . Che le parole debbono seguire la materia , & non la materia le parole . però ch'el motto , o una buona sentenza , o proverbio , o una similitudine , o uno essempio ch'è simile alla materia , conferma tutto el suo detto , & fallo bello & credevole . Et però el parlatore quando tratta d'hoste , o di fornimento , dee dire parole di guerra , o di vittoria . Et in dolore , parole di cruccio . Et in gioia , parole d'allegrezza .
  4. Memoria [*] Memoria si è ricordarsi fermamente di quello , che elli ha pensato , & messo in ordine , però che tutto sarebbe niente , se non se ne ri 201r OTTAVO . 201 cordasse quando'elli è venuto à parlare . Et non pensi nessuno che ciò sia naturale memoria , ch'è una virtu de l'anima , che si ricorda di ciò che noi apprendiamo per alcuno senso del corpo , anzi è memoria artificiale , che l'huomo imprende per dottrina di savi , à ritenere ciò che pensa , & apprendere per l'opera , & à dire ciò ch'egli ha trovato & stabilito nel suo pensiero & ne le avenevolezza del corpo , & de la voce , et del movimento , secondo la dignità de le parole .
  5. [*] Pronuntiatio Et al vero dire , quando el dicitore viene à dire lo suo conto , elli dee molto pensare sua materia & suo essere . Altrimenti dee portare suo membra , & suo cera , & suo sguardo in dolore che in letitia , & altrimenti in uno luogo , che in un'altro . Et però dee ciascuno guardare ch'elli non leva la mano verso gliocchi ne la fronte , in maniera che sia riprensibile .

Et sopra questa materia vale la dottrina , ch'è qua à dietro , nel libbro de vitij & de le virtu , nel capitolo de la guardia . [*] " Cfr. 2.61 "( Einaudi 2007 ) .

Di due maniere di parole , con lettre & con bocca . Cap. 4 .

Apresso dice il maestro , che la scienza de la Rettorica è in due maniere .

  1. L'una si è dire con bocca .
  2. L'altra si è mandare per lettre .

Ma l'una & l'altra maniera può essere diversamente , s'ella è per contentione , & sanza contentione , non appartiene à rettorica , secondo che Aristotile & Tullio dissero apertamente . Ma Gorgias disse , che tutto che li parlatori dicono apertamente , è Rettorica . Boetio disse , che si accorda acciò , che ciò che à dire si conviene , puote essere materia de lo dettatore . Et chi bene vuole pensare la sottilità di questa arte , si truova che la prima sentenza è di maggiore valore . Però chiunque dice di bocca , o manda lettre ad alcuno , elli fa per muovere el cuore di colui , o à credere , o 201v LIBBRO ad volere quello che dice , o . Et se elli nol da , io dico che suo detto non appartiene alla scienza di rettorica , anzi è del comune parlare de li huomini , che sono sanza arte , o maestria . Et questo sia dilungato da noi , & rimanga alla semplicità de villani , & del minuto popolo , però che à loro non appartengono le cittadine cose . Ma s'elli fa artificialmente per movere lo cuore , di colui à cui elli parla , o manda lettra , conviene che ciò sia in pregio , o in dimandare alcuna cosa , o per consiglio , o per minaccie , o per conforto , o per comandamento , o per amore , o per altre simigliante cose , elli bene che colui à cui manda lettra sarà defensione contra quel che elli manda . Et però li savi dettatori confermano le loro lettre con buone ragioni et con forti argomenti che l'aiutano à ciò ch'elli vuole , si come fosse alla contentione dinanzi lui . Et cotale lettra appartiene à rettorica , cosi come le canoni , ne le quali l'uno amante parla all'altro , si come si fosse dinanzi à lui alla contentione . Et pero potemo noi intendere , che contentione sono in due modi .

  1. o in aperto , quando l'huomo se difende per bocca , o per lettre .
  2. o non in aperto , quando l'huomo manda lettra fornita di buoni argomenti contra alla difesa , che pensa che l'altro habbia .

Et tutte le contentioni appartengono alla rettorica , cioè de le cosi cittadine , & de le bisognose à principi de le terre , & de le altre genti . Et non di fabole , ne del movimento de l'anno , ne del compasso de la terra , [*] " Cfr. 1.109.1 "( Einaudi 2007 ) . ne del movimento de la luna , ne de le stelle , però che di tale contentione non si intramette questa scienza .

Del contendimento che nasce de le parole scritte . Cap. 5 .

Però appare

che tutte le contentioni ,
  1. o elle sono per parole scritte ,
  2. o elle sono per parole à bocca ,

secondo 202r OTTAVO . 202 che Tullio disse . Et quello ch'è per parole scritte , puote essere in cinque modi .

  1. Che alcuna volta el parlare non si accorda alla sentenza di colui che la scrive .
  2. Et alcuna volta due parole in due luoghi spesso si discordano intra loro .
  3. Et alcuna volta pare , che quello ch'è scritto significhi due cose , o piu .
  4. Et alcuna volta adiviene , che di quello ch'è scritto l'huomo trahe senno & essempio di quello che debbia fare in alcuna cosa , che non sia scritta .
  5. Et alcune volta è la contentione su la forza d'una parola scritta , per sapere quello ch'ella significa .

Come tutte contentioni nascono in quattro cose . Cap. 6 .

Da altra parte c'insegna Tullio ,

che tutte contentioni , o di bocca , o di scritta nascono
  1. del fatto ,
  2. o del nome di quel fatto ,
  3. o di sua qualita ,
  4. o di suo mutamento .

Perche se l'una di queste quattro cose non fosse , non vi potrebbe nascere contentione .

  1. Io dico che tu hai alcuna cosa fatta , & si te mostrerò alcuno segno , per provare che tu l'habbi fatto in questa maniera . Tu uccidesti Giovanni , ch'io ti viddi trarre lo coltello sanguinoso del suo corpo . Ma tu di che non vi fosti , & dici che non l'hai fatto ne ucciso . & cosi nasce la contentione del fatto intra me & te , ch'è molto grave & forte à provare , però che l'uno ha altresi forti argomenti , come l'altro .
  2. La contentione che nasce del si è , quando ciascuno de le parti cognosce el fatto , ma elli sono in discordia del , in questa maniera . Io dico che questo huomo ha fatto sacrileggio , però che ha imbolato uno cavallo dentro ad una chiesa . Dice l'altro . Questo huomo non è sacrilego , anzi è ladrone , & cosi nasce la contentione per lo nel fatto . 202v LIBBRO Et sopra ciò si convien pensare , che è l'uno & l'altro . Che sacrilegio si è furare le cose sagrate di luogo sagrato . ma tutte maniere d'inbolare è ladronezzio . Et à questa contentione conosce l'huomo lo fatto . ma elli sono in discordia del nome di quel fatto solamente .
  3. La contentione che nasce de la qualitade si è , quando l'huomo conosce el fatto , cioè de la forza , & de la quantità , & de la comparatione . Ragione come . Io dico che questo è uno crudele fatto , o che è piu crudele , che non è quello altro , o che questo è ben fatto secondo ragione & secondo giustitia , & l'altro dice che non è . Et quando Catellina disse . A Tullio , che non era tanto valuto al comune di roma , come egli . Et quando el senatore dicea . Meno vale à destrugere cartagine , che lassarla . Et quando Giulio cesare dicea . Io cacciai Pompeo giustamente . Io dico che le questioni tutte nascono de la qualità del fatto , & non del fatto et del suo .
  4. La contentione che nasce del mutamento si è , quando uno comincia una questione , & l'altro dice che la dee essere rimossa . però che non si mutò contra colui à cui doveva , [*]
    " Cioè davanti a quei giudici che dovrebbero giudicare quella tale cause , come specifica Cicerone , De inv . I , 16. "( Einaudi 2007 ) .
    [*] See Cicero's " De inventione " I , 16. o davanti quella legge , o di quel peccato , o di quella pena . La contentione che nasce de la qualità del fatto , come ch'el fatto sia . Tullio dice . Ch'ella si divide in due parti .
    1. L'una si è diritto , che pensa de le cose presenti , & de le futture secondo l'uso del diritto del paese . Et à provare ciò si si travagliano i parlatori per la comparatione che à loro cade à fare de le simiglianti cose , o de le contrarie .
    2. L'altra si è di legge che considera solamente ne le cose passate secondo legge scritta .

Et in ciò basta à dire quello ch'è scritto ne la legge , secondo uso de le cose giudica 203r OTTAVO . 203 te s'elle sono giustamente fatte , o contra à giustitia . Et d'uno huomo s'egli è degno di pena o di merito . Et questa medesima ch'è de la legge si è doppia chiara . Che per sua chiarezza mostra inmantenente se la cosa è bona o ria , o di ragione o di torto . Et è unaltra improntezza , [*] " Si rende ' emprunteresce ' ( da ' emprunter ' , ' prendere in prestito ' con il tecnicismo ' assuntiva ' , usato da Brunetto Latini nella rettorica ( cfr . TLIO s.v. assuntivo : " Detto di quella parte dell'argomentazione che si basa sull'esposizione di prove oggettive " ) "( Einaudi 2007 ) . che per se non ha nulla difesa , s'ella non l'impronta di fuori . El suo impronto è in 4. maniere ,

  1. o per conoscenza ,
  2. o per rimutanza ,
  3. o per vendetta ,
  4. o per comparatione .

  1. Conoscenza si è , quando non nega ne non difende lo fatto , anzi dimanda che l'huomo li perdoni . Et può ciò essere in due maniere .
    1. L'una sanza colpa ,
    2. & l'altra per preghera .
    Sanza colpa è , quand'elli dice che nol fece scientemente , anzi per non sapere , o per necessità , o per impacciamento , & preghera , & quand'elli prega che li perdoni la sua offesa , & questo non adiviene spesse volte .

Di rimutamento di molte maniere . Cap. 7 .

  1. Rimutanza si è , quando l'huomo si vuole cessare del misfatto ch'elli non fece , & ch'elli non v'hebbe colpa , anzi lo mette sopra un'altro . Et cosi si sforza di rimutare lo fatto & la colpa da se ad un'altro . Et ciò può essere in due maniere ,
    1. o mettendo sopra l'altro la colpa o la cagione , et mettavi lo fatto . Et certo la cagione & la colpa mette elli sopra all'altro , quando dice , ciò ch'è adivenuto è adivenuto per la forza , & per la signoria , che quel altro havea sopra colui che si difende .
    2. Lo fatto puot'elli mettere sopra un'altro , quando elli dice che nol fe , ne non fu fatto per colpa ne per cagione di lui . Ma elli mostra che quello altro lo fece , però che potea & dovea farlo .
  2. Vendetta si è , quando l'huomo conosce bene ch'el fe ciò che l'huomo dice di lui . ma non mostra che ciò fu fatto ragionevolmente , & perciò è vendetta , 203v LIBBRO perche dinanzi havea elli ricevutolo perche .
  3. Comparatione è quando conosce che fe quello che l'huomo gli oppone , ma elli non monstra ch'elli lo facesse per compire unaltra cosa honesta , che altrimenti non potrebbe essere menato à buono fine .

Di che l'huomo de considerare in sua materia . Cap. 8 .

Anche ne insegna Tullio che noi pensiamo sopra questa nostra materia , de la quale noi dovemo parlare , o scrivere lettere , s'ella è simplice d'una cosa solamente , o di molto . Et poi che noi havemo considerato diligentemente lo conoscimento de la contentione , & tutto suo essere , et le sue maniere , anche ci conviene sapere , che et come è la questione , & la ragione el giudicamento , el confermamento de la contentione .

Come dee essere stabilito l'intendimento . Cap. 9 .

Per questo insegnamento ch'el maestro divisa qua adietro , dovete noi intendere , che contentione non è altra cosa , che la discordia ch'è intra due parti , o intra due dettatori , si come l'uno dice ch'elli ha detto , & l'altro dice non ha . Et quando sono aciò venuti , all'hora si conviene vedere s'elli ha diritto , o se no , & quest'è la contention de la questione . Ma però che poco si vale à dire ch'elli ha diritto , se non mostra ragione , perche conviene che dica inmantenente la propria ragione per la quale elli si si credea havere diritto ne la sua quistione , pero che s'elli non dicesse inmantenente , sua quistione per mala difesa sarebbe fievole . Et quando elli ha detto la sua ragione , per infievilire la ragione , che l'altro mostra , et per avvilire sua difesa . Et all'hora nasce el giudicio sopral detto de l'uno & de l'altro , per giudicare se quelli ha diritto , 204r OTTAVO . 204 per la ragione che elli ha dimostrate . Et quando sono aciò venuti , inmantenente dicono loro confermamento , cioè à dire , li forti argomenti & le bone ragioni , che piu vagliono à giudicamento . In questa maniera ordinano li savi le lettere & le parole , per mostrare el dritto , & per confermare la ragione . Et sappiate , che tutte maniere di contentioni , tanto quanto elli hanno discordia & di capitoli quistionali , altretanto vi conviene havere di quistione & di ragione & di giudicio & di confermamento . Salvo che quando la contentione nasce del fatto di che l'huomo conosce , lo certo giudicio non può essere sopra la ragione , però chi nega , & non assegna nulla di sua negatione , all'hora el giudicamento sopra la ragione solamente , cioè à dire s'egli fece ciò ò . Et non dee l'huomo pensare che questo insegnamento sia follemente donato in su le contentioni , che sono in piato o in chorte , anzi sono in tutti fatti che l'huomo dice , consigliando o pregando , o in messagio , o in altra maniera . Et in lettere che l'huomo mandi altrui , osservi questo medesimo ordine , perche non ti domanda elli quello che vuole , & questo si è come quistione , perche elli è in questione & in paura che l'altro si difenda per alcune ragione contra sua richiesta . Et però dice elli la ragione inmantenente , per la quale l'altro debbia fare ciò che chere . Et perche l'altro non possa infievilire con quella ragione mette elli forti argomenti , di quali elli si fida piu . Et alla fine de la soa lettera , da elli l'accoglimento , ove dimanda , che s'elli fa quello ch'elli richiede , che ne nascera questo & quello . Et ciò è in luogo di giudicio & di confermamento . Ma di questo divisamento si tace el conto , per dire de l'al 204v LIBBRO tre parte di bona parlatura , ch'è dibisogno nel conto . Che alla verita dire , l'huomo non dee pensare solamente quello che de contare dinanzi . ma conviene stabilire le primaie parole & le diretane , s'elli vuole ch'el suo detto sia bene accordante à sua materia .

Di due maniere di parlamenti , cioè in prosa & in rima . Cap. 10 .

La divisione di tutti parlatori si è in due maniere .

  1. L'una è in prosa ,
  2. & l'altra in rima .

Ma la dottrina de la Rettorica è comune ad amendue . Salvo che la via di prosa è larga & piena , si come la comune parlatura de la gente . Ma lo sentiero di rima è più stretto & piu forte , si come quello ch'è chiuso & fermato di muri & di palagi , cioè à dire di peso & di misura et di numero certo , di che l'huomo non può & non dee trappassare . Che chi vuol bene rimare , dee ordinare le sillabe in tal modo , che versi siano accordevoli in numero , & che l'uno non habbia piu che l'altro . Appresso ciò li convien misurare le due diretane sillabe del verso , in tal maniera , che tutte le lettere de le diretane sillabe sieno simili , & al meno le vocali de la sillaba che dinanzi alla diretana . Poi li conviene contrapesare la intentione . [*] " Il testo è qui poco chiaro ; è probabile che ' voce ' ( vois ) valga ' parola ' . e che il sintagma ' l'asent et la vois ' significhi " l'accento della parola " "( Einaudi 2007 ) . Che se tu accordi le lettere et le sillabe per rima , & non sia ritto alla intentione , si discordera . Et se ti conviene parlare ò per rima ò per prosa , guarda ch'el tuo detto non sia magro ne semplice , anzi sia pieno di diritto & di senno , cioè à dire di diritto & di sentenza . Guarda che toi motti non sieno lievi , anzi sieno di gran peso . ma non di si grande , che faccia trabuccare . Et guarda che non apportino laido nullo , anzi habbia bel colore dentro & di fuore . Et la scienza di Rettorica sia ne le tue depenture , per dare colore in rima & in 205r OTTAVO . 205 prosa . Ma guarda di troppo dipignere , che alcuna fiata è coloro lo schifare de colori .

Hora dirà el maestro del ordine . Cap. 11 .

In questa parte passata ha divisato el maestro

  1. el fondamento
  2. & la natura di questa arte ,
  3. & come l'huomo dee stabilire la sua materia per ordine
  4. & per parte .

Ma per meglio schiarare ciò ch'egli ha detto , dirà de le circunstanze , che appartengono all'ordine [*] dispositio di questa arte . Ch'elli non volse fare come fece Ciclico di cui parla Horace . [*] " Brunetto Latini interpreta come nome proprio l'aggettivo ' cyclicus ' : cfr . Orazio , Ars 136-38 : ' nec sic incipies , ut scriptor cyclicus olim : | ' fortunam Priami cantabo et nobile bellum ' . | Quid dignum tanto feret hic promissor hiatu ? ' ( ' e non iniziare come fece una volta un poeta ciclico , così : La sorte di Priamo canterò e la famosa guerra . Cosa mai produrrà di degno tanta apertura di bocca questo borioso ? ' ) ; Orazio allude ai cicli epici post-omerici artificialmente fissati in epoca alessandrina , per criticare un inizio pomposo e scorretto "( Einaudi 2007 ) . [*] See Horace " De Arte Poetica liber " ll . 136-138 . Elli non vuole tornare la lumiera in fumo , anzi del fumo fara lumiera . Che tutto quello che dice per circunstanze , mostrara per essempio . Et voi havete nel cominciamento di questo libbro . che poi che l'huomo ha trovato nel suo cuore quello chel vuol dire , si dee ordinare suo detto per ordine , cioè à dire ch'elli dica ciascuna cosa in suo luogo . Et questo dire ordinato [*] dispositio è in due maniere .

  • L'una è naturale , [*] ordo naturalis
  • & l'altra artificiale . [*] ordo artificialis

La naturale [*] ordo naturalis sene per lo gran camino , ne non esce ne d'una parte ne d'altra , cioè à dire , le cose secondo ch'elle furo del cominciamento alla fine , quel dinanzi dinanzi , quel di mezo di mezo , & quel de la fine dirietto . Et questa maniera di parlare è sanza grande maestria d'arte , & però non sene intramette questo libbro .

Del parlare artificialmente . Cap. 12 .

L'Ordine del parlare artificiale [*] ordo artificialis non si tiene al gran camino , anzi ne per sentieri , & per dirizzamento , ch'el mena piu avacciamente ov'elli vuole andare . Ch'elli non dice ciascuna cosa secondo ch'ella fue , anzi muta quel dinanzi nel mezo o dirieto nel suo dire , & non disavedutamente , ma con senno , per affermare sua intentione . Et però muta el 205v LIBBRO parlatore spesse volte el suo prologo , & suo conditioni , & l'altra parte del suo conto , & non le mette nel naturale luogo , anzi ov'ellino piu vagliono . Però che le piu ferme cose si vogliono mettere al cominciamento & alla fine , ele piu fragile nel mezo . Et quando tu vuoli rispondere à tuo avversario tu dei cominciare tuo conto alla sua diretana ragione ne la quale elli per avventura piu si fida . Simigliantemente è di colui che vuole contare una vecchia storia , elli è buono lasciare lo suo diritto sorso , & variare suo ordine , in tal modo , paia nuova . Et questo medesimo vale molto in sermonare , & in tre cose ,

  • che l'huomo dee guardare alla fine ,
  • ciò che piu piaccia ,
  • & ciò che piu si muova gl'uditori .

Et questo ordine artificiale [*] ordo artificialis è diviso in . 8. maniere .

  1. La prima si è à dire al cominciamento quello che fu alla fine .
  2. La seconda è à cominciare à quel che fu nel mezo .
  3. La terza si è fondare lo tuo conto ad un proverbio .
  4. La quarta si è fondare secondo che segnalo mezo del proverbio .
  5. La quinta si è fondare la fine del proverbio .
  6. La sesta è fondare tuo conto secondo la significatione de la fine e de l'essempio .
  7. La settima si è fondare secondo la significatione del mezo de l’essemplo .
  8. L’ottava si è fondare tuo conto secondo la significatione de la de l’essempio .

  1. La fine de la cosa comincia quelli che dice , adivegna ch'el sole quando si colca ci lasci iscura notte , la mattina torna chiara & lucente . Et quello che dice . Abraam quando volea uccidere lo figluolo , per rendere sacrificio à dio , l'angielo li recò un montone per fare lo sacrificio . El simile fece Virgilio , quando cominciò la storia di Troia & di Roma , che cominciò lo suo libbro da Enea quand'elli fuggi de 206r OTTAVO . 206 la destrutione di Troia . [*] See " Aeneid , " Books I-III .
  2. Nel mezo de la cosa comincia quelli che dice . Abraam lasciò lo suo servo col somiere à pie del monte , perche non volea ch'elli sapesse sua volontà .
  3. La similitudine del cominciamento del proverbio comincia quelli che dice , molto serbe grande merito , chi ha buona fede serve volentieri & vaccio si come Abraam fe , che quando dio gli comandò ch'egli uccidisse lo suo figliuolo , incontanente andò à compire lo suo comandamento .
  4. Alla signigicanza del mezo del proveribio comincia quelli che dice . Lo servo non dee sapere lo secreto del so signore , & però lasciò Abraam lo suo servo , quand'elli andò sul monte per fare suo sacrificio .
  5. Secondo la fine del proverbio comincia quelli che dice . Non è degna cosa che intera fede perda suo merito , et però liberò dio Abraam del suo sacrificio .
  6. Secondo che significa lo cominciamento d'uno essempio , comincia quelli che dice , buono arbore da buon frutto , et però volse idio , ch'el figliuolo d'Abraam fosse messe sopra al suo altare , che non vi morisse .
  7. Alla significanza del mezo de l'essempio comincia quelli che dice . L'huomo dee trarre del grano ogni mal seme , aciò che lo pane non sia amaro . Et però lasciò Abraam lo suo servo , perche no li impacciasse lo suo sacrificio .
  8. Alla significanza de la fine de l'ssempio comincia quelli che dice , si com'el sole non perde la sua chiarezza per la notte , cosi el figliuolo d'Abraam non perdè sua vita per lo sacrificio del suo padre , anzi tornò bello & chiaro , si com'el sole quando si leva .

Hor havete udito diligentemente com'el parlatore può dire el suo conto secondo ordine naturale , [*] ordo naturalis & com'elli puote dire secondo ordine artificiale [*] ordo artificialis in otto maniere . 206v LIBBRO Et sappiate , che proverbi & essempi che si accordano alla materia , sono molto buoni , ma non siano troppo spessi , perche allhora sarebbero elli gravi & sospetti .

Come lo parlatore dee considerare la sua materia dinanzi che dica ò scriva suo conto . Cap. 13 .

Apresso conviene che tu guardi in tua materia quattro cose se tu vuoli essere buono parlatore , o bene dettare saviamente lettre .

  1. La prima si è , che se tu hai materia lunga , o scura , che tu la debbi abbreviare per parole brevi & intendevoli .
  2. La seconda si è , che se tu hai materia et breve & oscura , che tu la debbi crescere & aprire bellamente .
  3. La terza si è , che se tu hai materia lunga & aperta , tu la dei abbreviare & rinforzare di buoni motti .
  4. La quarta si è , che se tu hai materia breve & lieve , tu la dee allogare & ornare avenevelmente .

Et in questa maniera dei tu pensare in te medesimo & conoscere se la materia è lunga , o breve , ò scura , si che tu possi ordinare ciascuna secondo suo ordine . Che materia si è come la cera , che si lascia menare crescere & mancare à volontade del maestro .

Come l'huomo può crescere el suo conto in otto maniere . Cap. 14 .

Se tua materia è da crescere , puoila crescere in otto maniere , che si chiamano colori di Rettorica .

  1. Onde la prima si chiama ornamento , che tutto ciò che l'huomo può dire in tre modi , o in quattro in poche parole , elli l'accrescono per parole piu lunghe & piu avenevoli che dicano . Iesu christo nacque de la vergine Maria . Lo parlatore che vuole ciò ad ornare , dira cosi . Lo benedetto figliuolo di dio prese carne de la gloriosa vergine Maria , che tanto vale à dire , come 207r OTTAVO . 207 quel poco dinanzi . O se io dicesse . Iulio Cesare fu Imperadore di tutto'l mondo . El parlatore ch'el suo detto vorrà crescere , dirà cosi . Lo senno e'l valore del buono Giulio cesare sottommesse tutto'l mondo à sua suggestion , & fu Imperadore & signore in terra .
  2. La seconda si chiama torno , [*] perifrasi che ov'è tua materia è tutta breve , tu cambierai li propi moti , & muterai li nomi de le cose & de le persone in molte parole bellamente intorno , & farai punto al tuo detto , & riposserai el tuo spirito , tanto quanto tu allogherai tuo detto , & in senno & in parole . Et questo può essere in due maniere ,
    1. o ch'elli dica la verità chiaramente . Et allhora se vuoli dire , el si fa di , dirai . Et comincia gia el sole à spandere li razi suoi sopra la terra .
    2. O che li lascia la verità per suo ritorno , che tanto vale secondo l'Apostolo che dice . Elli hanno rimutato l'uso ch'è di natura , in quello uso ch'è contra natura , [*]
      " Rm I . 26 : ' nam feminae eorum inmutaverunt naturalem usum in eum usum qui est contra naturam ' "( Einaudi 2007 ) .
      perciò ritornò l'Apostolo et schivà una laida parola , che elli volea dire , & disse quello che tanto vale .
  3. Lo terzo si è colore per accrescere tuo detto , & chiamasi comparatione . & questo è il piu bello accrescere , e'l piu avenevole , ch'el parlatore faccia . Ma egliè diviso in due maniere ,
    1. cioè coverta
    2. & discoverta . Che discoverta si fa conoscere per tre moti , che significano comparatione , cioè
      1. piu ,
      2. & meno ,
      3. & tanto .
      1. Per questo moto piu , dice l'huomo cosi . questo è piu forte chel leone .
      2. Per questo moto meno , dice l'huomo cosi . questo è meno cruccevole chel colombo .
      3. Per questo moto tanto , dice l'huomo cosi . questo è tanto codardo quanto lepre .
    3. La seconda maniera ch'è coverta , non si fa conoscere à questi segni , & ella non viene in sua figura , anzi mostra un'altra significanza di fuori , & è quasi giunta con la verità dentro , come s'elle fos 207v LIBBRO se de la materia medesima . D'uno huomo pigro io diro , questo è una testugine . Et d'uno usnello io diro , questo è un vento . Et sappiate , che questa maniera di parlare è molto buona , & molto cortese , & di buona sentenza . Et puolla l'huomo melto trovare ne detti de savi .
  4. Lo quarto colore si chiama lamento , però che l'huomo parla si come gridando et piangendo di cruccio o per disdegno , o per altre cose simiglianti . Ragione come . Hai natura ? perche facesti tu lo Re giovane , si pieno di tutti buoni atti , quando'l dovevi cosi tosto lasciare ? Hai mala morte ? hor fossi tu disfatta , quando tu n'hai portato lo fiore del mondo .
  5. Lo quinto colore ha nome fattura , però che l'huomo fa una cosa che non ha podere , ne cura di parlare , si come se la parlasse . Si come noi potemo vedere de le genti che ciò dicono di bestie , o d'altre cose si como havessere parlato . Et questo è si intendevole , ch'el maestro non intende à ciò porre alcuno essempio .
  6. Lo sesto colore si chiama trapasso , però che quando el parlatore ha cominciato suo detto per dire suo conto , elli se ne parte un poco & trapassa ad un'altra cosa ch'è simigliante à sua materia . Et all'hora è elli buono & utile . Ma se quel trapasso non è bene accordante à sua materia , certa ella sarà malvigia & dispiascevole . Et però fe bene Iulio Cesare quando elli volse difendere quelli de la congiuratione di roma , elli fe suo trapasso al perdono , elquale i loro antichi haveano per adietro fatto à quelli di Rodes e di cartagine . Et cosi fe elli quando li volse giudicare à morte , egli contò Manlio torquato come elli giudicò à morte so figliolo . Altresi trapassa l'huomo spesse volte alla fine , o al mezo di sua materia per rinovare quello che parea vecchio , o per altra buona ragione .
  7. 208Lo settimo colore si chiama dimostramento , & dice la proprietà & segni de la cosa & de l'huomo che si appartenga di provare à sua materia , sicome la scrittura dice . Elli havea ne la terra di Hus uno huomo , che havea nome Iob , semplice diritto & temente Idio . Cosi fe Tristano , quando divisò la belta di Isotta , suo capegli disse risplendono come fila d'oro , la sua fronte sormonta sopr'al giglio , sue nere ciglia sono piegate come piccioli arconcelli , et una picciola via li diparte mezo lo suo naso , & si per misura , che non ha piu ne meno , suoi occhi sormontano tutti smeraldi lucenti nel suo viso come due stelle , sua faccia seguita la beltà de l'aurora , perche la ha di vermeglio et di bianco insieme , che l'uno colore con l'altro non risplende malamente , la bocca picciola , & labbra spesse & ardenti di bel colore , et denti piu bianchi che avorio , & sono posti per ordine et per misura , ne pantera , ne pesce non si puo comparare al suo dolce fiato de la sua bocca , [*]
    " Per il profumo della pantera cfr . I . 193 . I "( Einaudi 2007 ) .
    lo mento è assai piu pollito che marmo , latte colore al suo collo , & cristallo risplende alla sua gola , de le sue spalle escono due braccia forti , & lunghe , & bianche mani , & le dita grandi & ritonde , ne le quali risplende la beltà de l'unghie , lo suo petto è ornato di due belli pomu di paradiso , et sono com'una massa di neve , & è si isnella ne la cintola , che l'huomo la potrebbe à vincere con le mani . Ma io tacerò de l'altre parte de le membra , dentro de le quali lo cuore parla meglio , che la lingua .
  8. Lo ottavo colore si chiama addoppiamento , però ch'el parlatore addoppia lo suo conto , & dicelo due volte insieme . Et questo è in due maniere .
    1. L'una si è che dice sua materia , & immantenente lo ridice per lo contrario del suo detto . Io voglio dire d'uno huomo 208v LIBBRO ch'elli è giovane , cioè addoppierò mio dire in questa maniera . Questo giovane non è vecchio , & questo dolce non è amaro .
    2. L'altra maniera dice sua materia , et inmantenente ridice altre parole , che cessano el contrario di quello ch'elli havea detto in questa maniera . Vero è che questo huomo è giovane , ma el non è folle . & tutto chel sia nobile , elli non è orgoglioso . egliè largo , & non guastatore .

Hor havete udito come l'huomo puote accrescere la sua materia , & allongare suo detto , che di poco se cresce molta biada , & picciola fontana comincia gran fiume . Et però è ragione , ch'el maestro mostri come l'huomo può abbreviare suo conto , quando è troppo lungo . Et ciò mostrerà elli qui inanzi , ov'elli dirà del dire . [*] See Cap. 40 Qui tace lo mastro de la dottrina del gran parlare , cioè à dire d'uno conto & d'una pistola che tu vuoli dire , o fare sopr'alcuna materia che viene . Ch'el maestro chiama parlatura lo generale nome di tutti detti . Ma tutti i conti sono messi in uno solo detto , o in una sola lettra , o altre cose , che l'huomo s'usa in materia .

De le parti del conto , & come el parlatore dee stabilire li suoi detti per ordine . Cap. 15 .

Le parti del conto , secondo che Tullio c'insegna sono 6.

  1. El prologo .
  2. [*] The second element is missing , it should be " l'esposizione del fatto , " as according to Einaudi 2007 , or simply ' el fatto . ' See Cap. 16. For a similar ' lacuna ' see 197V .
  3. El divisamento .
  4. El confermamento .
  5. El differamento .
  6. Et la conclusione .

Ma i dettatori , che dittano le lettre per arte di Rettorica , dicono , che in una lettra non è mai che . 5. parti , cioè ,

  1. saluto ,
  2. prologo ,
  3. fatto ,
  4. la dimanda ,
  5. & la conclusione .

Et se alcuno dimanda , perche è discordia tra Tullio e dettatori ? Io dico , che la discordia è per sembianza , & non per verita . Che dove i dettatori dicono che la salute è la prima parte de la lettra . Tullio intese et 209r OTTAVO . 209 volse , che salute fosse sotto'l prologo . Che tutto ciò che l'huomo dice dinanzi al fatto , & come apparecchiare , chiara sua materia , & è prologo . Ma li dettatori dicono , che la salute è porta del conto & suoi occhi , & però li danno l'honore de la prima parte di lei , & ambascia . però che mandare lettre , o messi , tutto per una via . Et d'altra parte che Tullio chiama el divisamento , li dettatori la comprendono sotto'l fatto . Et quella che Tullio chiama confermamento , li dettatori la comprendono sotto loro dimanda . Et per meglio intendere li nomi de l'uno & de l'altro , & per conoscere l'intentione di Tullio & glialtri dettatori , volse el maestro dichiarare hora le significationi de l'uno & de l'altro , & di ciascuno parte lo suo nome .

De le sei parti del conto à parlare di bocca . Cap. 16 .

  1. Prologo è cominciamento & la prima parte del conto , che dirizza & apparecchia la via e'l cuore à coloro à cui tu parli , ad intendere ciò che tu dirai .
  2. Lo fatto si è à contare le cose che furono & che non furono , si com'elle fossero . Et questo è quello quando l'huomo dice quello , su'l quale elli fermo suo conto .
  3. Divisamento si è , quando l'huomo conta lo fatto , & poi comincia à divisare le parti , & dice . Questo fu in tal maniero , & questo in tal maniera , & accresce quelle parti che sono piu utili à lui , & piu contrarie al suo adversario , & ficcale lo piu ch'elli può nel cuore di colui à cui parla . Et allhora pare che sia contra al fatto . Et questa è la cagione , perche li dettatori contano el divisamento sotto'l fatto .
  4. Confermamento è ove il dettatore mostra le sue ragioni , & assegna tutti li argomenti che può approvare sue ragioni , & accrescere fede et credenza al suo 209v LIBBRO detto .
  5. Disfermamento è , quando el dittatore mostra le sue sue buone ragioni , & suoi forti argomenti , & che indebiliscono & distruggono el confermamento di suo adversario .
  6. Conclusione è la direttana parte del conto .

Queste sono le parole del conto secondo la scienza di Tullio . Hora è buono contare le parti , che i dittatori dicono . Et dirà prima de la salute .

De la salutatione de le lettre mandate Cap. 17 .

Salute è cominciamento di pistole , che nomina quelli che manda & quelli che riceve le lettre , & la dignità di ciascuno , & la volontà del cuore , che quelli che manda ha contrario di colui che riceve , cioè à dire . Che se gliè suo amico , si la manda salute , & altre parole , che tanto vagliono & piu . Et se gliè nimico , elli si tacerà , & mandaralli alcuna parola coperta & discoperta di male . Et se egli è maggiore , si li manda parole di reverenza . Et cosi dee l'huomo fare à pari & à minori , come si conviene à ciascuno . In tal mmaniera , che non habbia vitio di piu , ne di falsità di meno . Et sappiate ch'el nome di colui ch'è maggiore & di piu alta dignità , dee sempre essere posto inanzi , se non è per cortesia , o per humiltà , o per altre cose simiglianti . Del prologo & del fatto , et de la lor forza ha detto lo maestro qui dinanzi la significanza , & però non dirà piu hora . Però che i dittatori se ne accordano bene alla sentenza di Tullio . Ma de la dimanda dice el maestro che l'è quella parte , ne laquale quella lettra e'l messeggio dimanda ciò che vuole , pregando , o comandando , o minacciando , o consigliando , o in altra maniera di cose , in che elli spera d'acquistare lo cuore di colui , à cui elli manda . Et quando el dittatore ha finita sua dimanda , o mostra suo confermamento , o 210r OTTAVO . 210 suo disfirmamento , elli fa la conclusione , cioè la fine del suo detto , nelquale elli conclude la forma del suo detto come gliè , & che ne può adivenire .

De lo insegnamento del prologo secondo la diversità de le maniere . Cap. 18 .

Et però ch'el prologo è signore & principe del conto , secondo che Tullio disse nel suo libbro , convenevel cosa è , che sopra ciò dia lo maestro la soa dottrina . Di che Tullio disse , che Prologo è uno detto , che acquista advenentemente lo cuore di colui , à cui tu parli , ad udire ciò che tu dirai . Et questo può essere in due maniere ,

  1. o per acquistare sua benivolenza ,
  2. o per darli volonta d'udire suo detto .

Et però io dico , che quando tu vogli bene fare tuo prologo , elli ti conviene inanzi considerare tua materia , & conoscere la natura del fatto , & la tua maniera . Fa dunque come colui che vuole misurare , che non corra avaccio de l'opera , anzi la misura ne la lingua del suo cuore , & comprende ne la sua memoria tutto l'ordine de la figura . Et tu guarda che tua lingua non sia corrente à parlare , ne la mano à scrivere , ne non cominci ne l'una ne l'altra à corso di fortune , ma el tuo senno tegna in mano l'officio di ciascuna , in tal maniera , che la mateeria sia lungamente ne la bilancia del tuo cuore , & dentro lui prenda l'ordine di sua via , & di suo fine . Però che i bisogni del secolo sono diversi . Et però conviene parlare diversamente in ciascuna , secondo loro maniera . Tullio dice ,

che tutti detti sono in cinque maniere ,
  1. o egliè honesto ,
  2. o contrario ,
  3. o vile ,
  4. o dottoso ,
  5. o oscuro .

Et però pensa , che tu dei altrimenti cominciare et seguire tuo conto ne l'una che ne l'altra , & altrimenti acquistare sua benivolenza & 210v LIBBRO a volontà su l'una materia che su l'altra . Et sappiate che

  1. honestà è quello , che incontanente piace à quelli che lo intendono sanza prologo , et sanza alcuno ordinamento di parlare .
  2. contrario è quello , che inmantanente dispiace per sua malitia .
  3. Vile è quello che de intendere & none intendere guari per la viltà .
  4. Et per la picciolanza de le cose dottose , in due maniere ,
    1. o perche l'huomo si dotta di sua sentenza ,
    2. o perche gli è d'una parte honesta & da l'altra dishonesta , in tal maniera , che la ingeneri benivolenza et odio ,
  5. & non può intendere , o perche non è bene savio , o che gli è travagliato , ò per tuo detto sia si oscuro , ò coperto , o aviluppato , ch'elli non può bene conoscere .

Di due maniere di prologi , coverti & discoverti . C . 19 .

Per la diversita de detti & de le cose , sono li prologi diversi . Et sopra ciò dice Tullio ,

che tutti i prologi sono in due maniere ,
  1. l'uno si chiama cominciamento ,
  2. & l'altro copertura .

  1. Cominciamento è quello che in poche parole acquista la benivolenza & la volontà di coloro che l'odono .
  2. Covertura è quando il parlatore mette molte parole intorno al fatto , & fa vista di non volere quel che vuole per acquistare covertamente la benevolenza di coloro à cui parla .

Et però si conviene sapere quale de le due parole o prologi de essere sopra ciascuna materia di nostro conto .

Quale prologo conviene sopra nostra materia . C . 20 .

La nostra materia è d'honesta cosa , si che non vuole covertura nulla . ma incontanente cominciare nostro conto , & divisare nostro affare , che la honestà de la cosa habbia gia acquistata la volontà de gl'uditori , in tal manie 211r OTTAVO . 211 ra , che per coverta non habbino à travagliare . Et non per tanto alcuna fiate è buon un bel prologo , non per acquistare gratia , ma per accrescerla . Et se noi volemo lasciare lo prologo , egli è buono à cominciare ad un buon detto , ò à uno sicuro argomento .

Quale prologo conviene sopra contraria materia . C . 21 .

Quando la materia è contraria , o crudele , o contra diritto , che tu vuoli domandare una grande cosa , o cara , o strana , all'hora dei tu pensare , se l'uditore è comoto contra te , o s'elli ha proposto nel suo cuore , di non fare niente di tua richiesta . Che se ciò fosse el ti conviene fuggire alla covertura , & colore di parole nel tuo prologo , per abbassare suo cruccio , & addolcire sua durezza , & in tal maniera , che suo cuore sia appagato , & tu n'acquisti sua gratia . Ma quando suo cuore non è guari turbato contra te , all'hora ne potrai tu passare leggiermente per un poco di buon cominciamento . Et quando la materia è vile et picciola , & che l'uditore non intende acciò se non poco , all'hora conviene che tuo prologo sia ordinato di tali parole , che diano piacere d'udire , & che n'affini tua materia , & che lo levino di sua intentione . Et quando la materia è dottosa , perche tu dimandi due cose , & l'huomo dotta de la sentenza , la quale di due cose dee essere affermata , all'hora dei tu cominciare tuo prologo alla sentenza medesima de la cosa che tu vuoli , o alla ragione , in che tu piu ti fidi . Et s'ella è dottosa , perche la cosa è d'una parte dishonesta all'hora dei tu ornare tuo prologo per acquistare l'amore & la gratia de gl'uditori in tal maniera , cha paia loro che tutta la cosa è tornata honesta . Et quando la materia è oscura 211v LIBBRO à intendere , all'hora dei tu cominciare tuo conto per parole che diano talento à gl'uditori di sapere quello che tu vuoli dire , et poi divisare tuo conto , secondo che tu pensarai che sia lo meglio .

Di tre cose che sono bisogno à ciascuno prologo , che non può essere bono l'uno sanza l'altro . C . 22 .

Per questo insegnamento potemo sapere , che in tutte maniere di prologi sopra qualunque materia elli sieno , ci convien fare una de le tre cose ,

  1. o d'acquistare la gratia di colui à cui noi parliamo ,
  2. in donarli talento d'udir lo tuo detto ,
  3. o di saperlo .

Che quando nostra materia è d'honesta cosa , o maravigliosa , o dottosa , nostro prologo dee essere per acquistare . Ma se tua materia è vile , all'hora dee essere per darli talento d'udire . Et quando la materia è oscura , all'hora dee essere per darli talento di sapere quello che tu lidirai . Et però è ragione ch'el maestro ci dica come ciò può essere , & in che maniera .

De la dottrina per acquistare benivolenza . Cap. 23 .

Benivolenza s'acquista da quattro parti , [*] " Per Cicerone , che su questa materia interpreta i ' Topica ' di Aristotele , i ' loci ' ( greco ' tòpoi ' ) sono propriamente i luoghi dai quali di possono reperire proposizioni su un dato soggetto , e così scoprire gli argomenti "( Einaudi 2007 ) .

  1. cioè per nostro corpo ,
  2. o per lo corpo di nostro adversario ,
  3. o dagl'uditori ,
  4. o da la materia medesima .

  1. Dal corpo nostro s'aquista , quando noi ricordiamo nostre opere o nostre dignitadi cortesemente , sanza nullo orgoglio . & sanza nullo oltraggio . Et quando l'huomo mette sopra noi alcuno biasimo ò alcuna colpa , se noi diciamo che noi nol faciemo , & che ciò non fu da parte nostra , et se noi mostramo lo male et le disaventure che sono state , & che possono adivenire à noi & à nostri , & se nostra preghiera è dolce & di buon'aria , & di pieta & di misericordia , & se noi non proferiamo di buon'aria à gl'uditori , per quest'altri sembrabili co 212r OTTAVO . 212 se & propietadi de noi et de nostri s'acquista benivolenza , secondo quello che à Rettorica s'appartiene . Et sappiate , che ciascuno huomo in ciascuna cosa ha sua propieta , per la quale l'huomo può acquistare gratia o disgratia . Et di ciò dirà lo maestro quà dinanzi , ov'elli sarà luogo & tempo . [*] See Cap. 26-30
  2. Per lo corpo di tuo avversario acquisterai tu gratia , se tu conti la proprietà di lui , che ti metta in invidia o in dispetto de gl'uditori . Che sanza fallo tuo avversario è in odio , se tu vedi che quello ch'elli ha fatto è contra diritto & contra natura , & per suo grande orgoglio , o per sua fiera crudeltà , o per troppo malitia . Altresi cade in invidia , se tu conti la forza & l'ardimento di tuo avversario , & sua possanza , & sua signoria , & sue ricchezze , & suoi huomini , et suo parenti , et suo lignaggio , et suoi amici , et suo tesoro , et suoi danari , & la sua fiera natura , che non è da sostenere , et ch'elli usa senno & suo podere in malitia , & ch'elli si fida piu di quello , che di suo diritto . Altressi vien'egli in dispetto , se tu mostri che tuo avversario sia vitioso , sanza senno , & sanza arte , & huomo lento & pegro . Et che non si studia se non ne le cose frodolenti , & che elli mette tutto il suo tempo in levità , in lussuria , in gioco , & in taverne .
  3. Per lo corpo de gl'uditori s'acquista benivolenza , se tu dici li buoni costumi , & le proprietà di loro bontà , & lodi loro & le loro opere , & dici che sempre è stato loro costume di fare tutte loro cose saviamente & arditamente , secondo idio , & secondo giustitia , & che tu ti fidi di loro , et che tutto lo mondo in buona credenza , & quello che faranno hora di questa bisogna sarà sempre in memoria et in essempio de glialtri .
  4. Per la materia acquisti tu gratia , se tu dici la proprietà et le ap 212v LIBBRO partenenze de la cosa che tu parli che afforziano & alzano tua parte , & affondino la parte del tuo avversario , & mettanla in despetto .

Qui tace el conto à parlare de la gratia per mostrare come l'huomo talento à gl'uditori d'udire lo nostro detto .

De lo insegnamento per dare talenti d'udire à gl'uditori . Cap. 24 .

Quando tu parli davanti ad alcuna gente ò davanti à femina , ò tu le manti lettere , se li voi dare talento che gli in tenda tuo detto però che se tua materia è picciola & spiacevole , tu dei dire al cominciamento del prologo , che tu dirai grande novelle & gratiose , o che non paiono credevoli , ò che non tocchino à tuoi huomini , ò quelli che sono dinanzi à te , ò davanti huomo di grande nome , ò di divine cose , ò d'alcuno prò , ò se tu prometti che tu dirai brevemente in poche parole , ò se tu tocchi nel cominciamento un poco de la ragione in cui tu ti confidi . Et quando tu vuogli che l'uditore habbia talento di sapere quello che tu vuoi dire , però che la materia è oscura , ò per una cagione , ò per unaltra , all'hora de tu cominciare tuo conto alla somma de la tua intentione brevemente , cioè à dire , in quel punto , in che è la forza grande di tutta bisogna . Et sappiate che ogn'huomo che ha talento di sapere , certo ha talento d'udire . Ma ogn'huomo che ha talento d'udire , non ha talento di sapere . Et questa è la differenza tra l'uno & l'altro talento .

Del prologo ch'è per covertura . Cap. 25 .

In fin à qui ha divisato el maestro come l'huomo dee cominciare sanza prologo , che non habbia covertura nulla hora vuol divisare come l'huomo dee fare suo prologo per 213r OTTAVO . 213 maestria & per covertura . Alla verità dire quando la materia del parlatore è honesta , ò vile , ò dottosa , ò scura , elli ne può leggermente passare oltra , & cominciare suo conto per poca di covertura , secondo ch'el maestro divisa qui di sopra . Quando la materia è contraria & laida , ch'el cuore de l'uditore è commosso contra à lui , all'hora ci convien tornare alla maestrale coverta . Et ciò può essere per tre cagio ni ,

  1. ò perche la materia ò quello diche elli vuole parlare non si fa à colui anzi li dispiace ,
  2. ò perche tuo avversario o altro qualche sia , ch'elli fa intendere altra cosa , si ch'elli la crede in tutto ò la maggior parte ,
  3. ò perche l'uditore è travagliato di molti altri , c'hanno à lui parlato dinanzi .

Come l'huomo dee cominciare suo prologo , quando la materia spiace à gl'uditori . Cap. 26 .

E se tua materia dispiace , el ti conviene coprire tuo prologo , in tal maniera , che s'elli è corpo d'huomo ò altra cosa che li dispiaccia , ò che non ami , tu tene tacerai , et nominerai uno huomo ò altra cosa , che li sia gratioso & amabile à lui . Se come fe Catellina , quando nominò gli antichi suoi , & loro buone opere dinanzi li sanatori di Roma , quando elli si voleva ricoprire de la congiuratione di Roma . Et quando elli dicea loro , che ciò non era per male , anzi per aiutare li debili & li meni possenti , se com'egli havea sempre in costume , ciò dicea elli . Et cosi dei tu bellamente fingere tua volontà , & in luogo de l'huomo che dispiace , trovarne un'altro huomo , ò un'altra cosa buona piacevole , in tal maniera , che tu li ritragghi suo cuore da quello che non li piace , acciò ch'elli debbia piacere . E quando ciò sara fatto , tu dei mostrare che tu non voglia ciò che l'huomo pensa 213v LIBBRO che tu vogli , o che tu non difensi ciò che tu vuoli difendere , secondo che fece Giulio Cesare , quando'l volse difendere quelli de la congiura , all'hora cominciò elli addolcire li cuori de gl'uditori . Et tu dei inmantenente à poco à poco acconciare tua intentione , et mostrare che tutto quello che piace à gl'uditori , piaccia à te . Et quando haverai appagato coloro à cui tu parli , tu dirai che di quella bisogna à te non appartiene , cioè à dire , che tu non facesti lo male , che un'altro lo fece , si come disse la prima amica di Paris , ne le lettere ch'ella li mandò poi ch'ella lo perde per l'amore de Helena . Io non dimando diss'ella tuo argento ne tue gioie , per ornare mio corpo . Et questo vale tanto à dire , come s'ella dicesse , tutto quello chiese Helena . [*] " Si riferisce all'epistola di Enone , V delle ' Heroides ' di Ovidio , in cui la ninfa , già sposa di Paride quando questi , non ancora riconosciuto come figlio di Priamo , era pastore , lamenta di essere stata abbandonata per amore di Elena dopo il giudizio delle dee . Cfr. Ovidio , ' Heroides ' V , vv . 81-82 : ' Non ego minor opes nec me tua regia tangit Nec de tot Priami dicar ut una nurus ' ( ' Non sono abbaliata dalle ricchezze e non aspiro alla tua regia , o a essere detta una delle tante nuore di Priamo ' ) "( Einaudi 2007 ) . [*] See Ovid's Epistle V Appresso dei tu negare che tu non dici di lui medesimo , che tu ne dici secondo ciò che Tullio disse . Contra vero . Io non dico che tu furasti lo castello di tuo compagno , ne tu rubasti case ne ville . Et questo vale tanto à dire , come se dicesse , tutto questo hai tu fatto . Ma tu dei molto guardare , che tu non dichi ne l'uno ne l'altro , in tal maniera , che sia discovertamente contra la volontà de gl'uditori , o contra quelli che lo amano , anzi sia si iscovertamente , ch'ellino stessi non si addieno , & che tu dilunghi i loro cuori da ciò ch'elli hanno proposto , & comuovigli à tuo desiderio . Et quando la cosa sarà à ciò venuta , tu dei ricordare uno essempio simile à proverbio , ò à sentenza , ò autorità di savi , & mostrare che tua bisogna dia simile à coloro , si come disse Cato à quelli de la congiura , che voleano struggere Roma , però che hanno fatto peggio di colui .

Come l'huomo dee cominciare suo prologo , quando gl'u 214r OTTAVO . 214 ditori credono al suo aversario . Cap. 27 .

Quando colui à cui tu parli crede ciò che tu avversario gli ha fatto veduto all'hora dei tu al cominciamento di tuo conto promettere , che tu vogli dire . Et dirai quello medesimo nel tuo avversario medesimamente , di ciò che gl'uditori hanno creduto , o tu cominci tuo conto à una de le ragioni di tuo avversario ò à quello ch'elli dice ne la fine del suo conto , o tu di che tu se timoroso come tu dei cominciare ne anche à fare sembiante d'una maraviglia , però che quando gl'uditori veggiono che tu se fermamente apparecchiato di contradire , ove tuo avversario pensava havere turbato , elli pensaranno d'havere follemente creduto , & che el diritto sia verso te .

Come l'huomo dee cominciare suo prologo , quando gluditori sono in travaglio . Cap. 28 .

Et se gl'uditori sono in bisogno , o travagliati d'altri parlatori , all'hora dei tu promettere in anzi , di non dire se non poco , et che tuo conto sarà piu breve , che non havevi pensato , et tu non vogli seguire la maniera de gli altri , che parlano lungamente . Et alcuna fiata dei tu cominciare ad una novella cosa che li faccia ridere , si che ella sia apertamente à tuo conto , ò à una fabola , o à uno essempio , ò à una altra parola pensata ò non pensata , che sia di riso et di solazzo . Ma se è per cruccio , all'hora sarà buono cominciare una dolorosa novella , ò altre horribili parole . Che si come lo stomaco caricato di vivanda , si si scarica per una cosa amara , ò contraria per una dolce , cosi el cuore travagliato per troppo udire , si rinovella , ò per maraviglia , ò per riso . Qui tace el conto à parlare de prologi , che sono per 214v LIBBRO copertura , o sanza copertura , però che partitamente n'ha detto tutta la dottrina de l'uno & de l'altro per se . Hora vuole mostrare el comune insegnamento di ciascuno insieme .

De lo insegnamento di tutti prologhi insieme . Cap. 29 .

In tutti i prologhi in qualunque maniera sieno dei tu mettere , secondo che dice Tullio , assai di buoni motti & di buone sentenze . Et per tutto dei tu essere fornito d'avenevolezza , però che sopra tutte cose ti conviene dire cose che ti mettano in gratia de gl'uditori . Ma elli dee havere poca di doratura & di giuoco & di consonanza , però che di tali cose nasce spesse volte una sospettione , come di cose pensate per grande maestria , in tal maniera che gl'uditori si dottino di te , & non credano le tue parole . Certo che bene considera la materia del prologo , el troverà che non è altro che apparecchiare li cuori , di coloro che debbono udire , ad udirti diligentemente tuo detto , & crederlo . Et ch'elli faccia alla fine , quello che tu li fai intendere . Et però io dico che dee essere fornito di motti intendevoli , & d'intentioni , cioè à dire d'insegnamenti di savi , o di proverbi , o di buoni essempi , ma non vogliono essere troppi , ch'elli non vuole essere dorato di lusinghe , ne di motti coverti , si che non paia cosa pensata malitiosamente , & non dei troppe parole di giuoco ne di vanità , anzi ferme & di buono sapore . Et guarda che non habbia consonanza , cioè à dire piu motti insieme l'uno dopo l'altro , che finiscano , o cominciano tutti in una mesesima lettra , o sillaba , però che quella è laida maniera di contare .

Di sette vitij di prologhi , & primo del generale . Cap. 30 .

Appresso la virtu del prologo è convenevole cosa da dire de suoi

vitij , che sono sette , secondo che disse 215r OTTAVO . 215 Tullio , cioè ,
  1. generale ,
  2. comune ,
  3. mutabile ,
  4. lungo ,
  5. strano ,
  6. diverso ,
  7. & sanza insegnamento .

  1. Generale è quello che l'huomo puote mettere in molti convenevolmente .
  2. Comune è quello , che l'adversario può altresi bene dire come tu .
  3. Mutabile è quello , che tuo adversario per poca mutatione può adoperare .
  4. Lungo è quello , ove è troppo di parole & di sentenze , oltra à quello ch'è convenevole .
  5. Strano è quello , che in nulla maniera appartiene à tua materia .
  6. Diverso è quello , che fa altra cosa che tua materia richiede , cioè , che ove tu dee acquistare gratia , tu nol fai , anzi doni talento d'udire , o di sapere , quanto tu dei parlare per covertura parole tutto discoverte .
  7. Sanza insegnamento è quello , che non fa niente di quello , ch'el maestro insegna , ne non acquista gratia , ne talento d'udire ne di sapere , anzi fa el contrario che vale peggio .

Da tutti questi sette ci conviene guardare fermamente , & seguire lo insegnamento in tal maniera , che salute ne alcuna parte di prologo dia da biasimare , anzi sia gratiosa & di buona maniera .

D'uno antico essemplo di grande autorità , lo quale fu detto per piu savij . Cap. 31 .

Hora havete udito l'insegnamento che appartiene al prologo , et come el parlatore dee cominciare suo conto , secondo la diversita de le maniere , che advegnono ne bisogni del secolo . Ma perciò ch'el maestro vuole mostrare piu apertamente quello che dice , dirà elli un vecchio essempio di grande autorita , loquale fu detto per piu savi . Vero fu , che quando Catellina fe la congiura in Roma , secondo che l'historie divisano : Tullio che fe questa arte de la rettorica , & che per suo gran senno trovò la congiura , & prese 215v LIBBRO piu di quelli de la congiura , de maggiori huomini di Roma , & di piu possenti , & messeli in carcere , & la congiuratione fu scoperta , & saputa certamente . Tullio fe ragunare li Senatori , e'l consiglio di Roma , per consigliare che si dovesse fare de pregioni . Salustio disse , che Decio Sillano , [*] " Decimo Giunio Silano , console designato per il 62 insieme a Lucio Murena "( Einaudi 2007 ) . cioè uno nobile Senatore , che era eletto ad essere consolo l'anno dopo , disse prima sua sentenza , che pregioni doveano essere giudicati à morte , & glialtri che si prendessere simigliantemente . Et quando elli hebbe quasi compiuto suo conto , & che tutti glialtri s'accordavano quasi à sua sentenza , Iulio Cesare , che voleva difendere li pregioni per covertura , maestrevolmente in su questa maniera disse .

Come parlò Iulio Cesare . Cap. 32 .

Signori padri scritto è , tutti quelli che vogliono consigliare dirittamente , & dare buono consiglio de le cose dottose , non debbono guardare ira , ne odio , ne amore , ne pietà . Perche queste quattro cose posson fare partire l'huomo da la via de la dirittura , & partire dal dritto giudicio . Senno non vale , ove l'huomo vuole seguire in tutto suo volere . Io potrei nominare assai principi , che diritta via lasciano sanza ragione , & però che ira , o pietà gli ha presi sanza ragione . Ma io voglio meglio parlare di ciò , che i savi huomini antiani hanno fatto di questa cittade alcuna volta , quando lasciavano la volontà di loro cuori , & teneano quello ch'el buono ordine insegna , & che truova lo comune profitto . La citta di Rodes era contra noi in battaglia , che noi havevamo contra preso lo Re di Macedonnia , & quando la battaglia fu finita , lo Senato e'l consiglio giudicò , che quelli di Rode non fossero distrutti , acciò che nullo dicesse , che cupidità 216r OTTAVO . 216 di loro ricchezze li destruggesse piu , che la cagione di loro fallimento . [*] " Primo celebre episodio della antica clemenza romana ricordato da Cesare . Si allude alla terza guerra macedonica ( 171-168 a. C. ) , durante la quale Rodi , dopo essere stata alleata di Roma nella precedente guerra contro Antioco III di Siria , scelse fi parteggiare per il re di Macedonia . Alla conclusione della guerra , a Roma furono proposte ritorsionni contro Rodi , ma Catone , con l'orazione ' Pro Rhodesiensibus ' ( 167 a. C. ) , convinse il senato a seguire la strada della moderazione e del perdono "( Einaudi 2007 ) . Quelli di Cartagine ci falliro , nel tempo de la guerra tra noi & quelli d'Aphrica , & ruppero triegua & pace . Et per tutto ciò nostri maestri non guardarono à quello , che elli li poteano bene distruggere , anzi li ritennero dolcemente . [*] " Secondo esempio di clemenza romana . Cesare allude ad un episodio della seconda guerra punica narrato da Polibio ( ' Storie ' XV , 2-4 ) : Cartagine aveva teso un tranello agli ambasciatori romani , che tuttavia si erano fortunosamente salvati . Gli ambasciatori punici a Roma temettero allora una rappresaglia , ma Scipione diede l'ordine che fossero rimandati in patria con ogni riguardo "( Einaudi 2007 ) . [*] See Polybius ' " Histories " Book XV , 2. Et però quello medesimo signori padri dovemo noi provedere , che la fellonia e'l fallo di coloro che son presi , non sormonti nostra dignità & nostra dolcezza . Et piu dovemo noi guardare nostra fama , che à nostro cruccio . Quegli che hanno dinanzi à me sententiato hanno bellamente mostrato , ciò che può di male adivenire per loro congiura . Crudeltà di battaglia è prendere pulelle à forza , togliere i garzoni di collo à padri & alle madri , fare forza & onta à donne , di pigliare templi & magioni , ardere , empire la citta di carogne & corpi , & di sangue , & di pianto . Di questo non ci conviene piu parlare . Però che piu può muovere el cruccio di cotal fatto il cuore , che il ricorde de l'opere . Nullo non è , à cui non pesi suo dannagio . Et tali sono , che portano piu gravi , ch'elli non è . Ma elli si fa ad uno , quello che non si fa ad un'altro . Che se io sono un basso huomo , & io mi sfaccio in alcuna cosa per mio cruccio , pochi lo sapranno . Ma molti sanno se vno grande huomo misfa , o in giustitia , o in altra cosa . Che s'el basso huomo misfa , gliè imputato ad ira , ma quello del graode [*] [ sic ] huomo è imputato ad orgoglio . Et però dovemo noi guardare nostra fama . Et dico bene in diritto di me , ch'el forfatto di quelli de la congiura sormonta tutte pene . Ma quando l'huomo vuole tormentare alcuno huomo , s'el tormento è aperto , tali ci sono che sanno bene pensare & biasimare lo tormento , ma del 216v LIBBRO fallo non fanno parola . Io credo che Decio cio ch'elli ha detto per ben del comune , ch'elli non guarda ad amore ne à odio & tutto conosco el suo temperamento , ne sua sentenza non mi pare crudele , che huomo non potrebbe nulla crudeltà fare contra tal gente . Ma tuttavia dico io , che sua sentenza non è convenevole à nostro comune . Et tutto sia che Silano è forte huomo & nobile eletto consolo : egli ha giudicato à morte , per paura di male , che adivenire ne potrebbe , che gli lassasse vivere . Paura non ha qui punto di loro , che Cicerone nostro consulo è discreto , & è fornito d'arme et di cavalieri , che noi non doviamo temere nulla . De la pena dirò io , si com'el succede . Morte non è gia tormento , anzi è fine et riposo di pianto & di cattività . La morte consuma tutte pene terrene , di poi la morte non curare gioia . Però disse Sillano se vuole che huomo li battesse et tormentasse avanti , se alcuna legge vieta che alcuno huomo non frusti huomo giudicato à morte . alcuna legge dice , che huomo non uccida cittadini dannati , anzi ne vede l'huomo tutto di scampare . Signori padri scritto è , guardate quello che fate , che l'huomo da tal cosa per bene , di che adiviene grande male . Poi che li Macedoni hebbero preso Athene , egli ordinarono trenta huomini , ch'erano mastri del comune , & quelli al cominciamento uccideano li pessimi & disleali huomini , sanza giudicamento , & di ciò era tutto il popolo allegro , & diceano che buono & santo officio era questo . Poi crebbe el costume et la licenza , si che poi uccideano buoni & malvagi à loro volontà , tanto che glialtri n'erano ispaventati , & fue la citta in tale servaggio , che bene s'accorgeano , che loro gioie li tornavano in pianto . Lucio Sillano fu molto lodato di ciò che giudicò , & uccise 217r OTTAVO . 217 Damasippo & altri , li quali erano stati contr'al comune di Roma . [*] " Dopo la battaglia di Porta Collina ( 82 a. C. ) Silla fece giustiziare Giunio Bruto , soprannominato Damasippo , un seguace di Mario che si era macchiato di efferati delitti "( Einaudi 2007 ) . Ma quella cosa fu cominciamento di gran male , che poi , si come ciascuno conosceva , voleano le habitationi de la citta , li vaselli , et la robba d'altrui , & elli si sforzava di dannare colui , le cui cose elli volea havere . Et erano molti huomini dannati à torto , piu per cagione di loro havere , che di loro fallo . Et cosi fecero niente de la morte di Damasippo , che chi furono lieti , ne furono poi crucciosi . Si che Sillano non finò in questa maniera d'uccidere , infino à tanto , che suoi cavallieri non furono tutti pieni d'havere & di richezze . Ma non per tanto di tali cose non ho io dottanza in questo tempo , & specialmente che Tullio è consolo . Ma in si grande cittade à molti diversi huomini , & pieni d'ingegni . Altri potrebbe mettere altro consiglio . Et s'el consiglio ucciderebbe per loro detto del Senato huomo in colpa à torto , certo male ne potrebbe adivenire . Quelli che furono dinanzi à noi , hebbero senno & ardimento . Ne orgoglio non tolse loro , ch'elli prendessero buoni essempi di ragioni de strani . quand'elli trovavano ne loro nimici alcuna teccia , elli sapeano bene mettre in opera ne loro alberghi . & meglio amavano seguire lo bene , che haverne noia . Elli frustavano li cittadini , che haviano misfatto , al modo di Grecia . Quando li mali cominciaro à montare , allhora furono le leggi date , che li dannati andassero in cattività . Dunque prenderemo consiglio novello . Cosi fecero i nostri antichi . Et maggior virtu & piu sapienza è in noi , che in loro . Elli erano pochi , & si conquistaro con pocha richezza , quello che noi appena potiamo tenere & guardare . Dunque che faremo noi ? Lascieremo noi questi pregioni andare per accrescere l'hoste di 217v LIBBRO Catellina ? Dico di , anzi è mia sentenza che loro havere sia publicato al comune & riposto , & di loro corpi siano messi in forti castella fuori di Roma in diverse pregioni bene guardate , che nessuno parli per loro al Senato ne al popolo . Et chi fa contro à questo , si sia misso in pregione come uno di loro

Come parla Cesare secondo questa arte . Capitolo . 33.

Per questa sentenza potemo noi vedere , chel primo parlatore , cioè Decio Sillano passò brevemente sanza prologo & sanza covertura nulla , però che sua materia era ad honesta cosa , cioè à giudicare à morte li traditori del comune di Roma . Ma Iulio Cesare , che pensò altra cosa , si tornò alla copertura con motti dorati , però che sua materia era contraria . Ch'elli sappea bene che i cuori de gl'uditori erano conmossi contra sua intentione . & però li convenia acquistare loro gratia , & da l'altra parte era sua sentenza dottosa per piu sentenze & coverte , ch'elli volea consigliare . Et sopra ciò li conveniva dare talento à gl'uditori d'udire & di sapere quello , ch'elli voleva dire . Ma però che doratura di parole è sospettosa cosa , non vuole elli à cominciamento iscoprirsi di benivolenza acquistare , anzi toccò la somma di sua intenza , per dare à gl'uditori talento d'udire & intendere suo detto , ove disse de le quattro cose ch'el buono consigliatore si dee guardare . [*] see Cap. 13 Et non per tanto suo prologo non fa sanza benivolenza , ov'elli chiamò , signori padri scritto è , [*] This occurs at the beginning of Cap. 32 , the incipit of Caesar's oration . & ov'elli inalza sua materia , [*] See at the end of f . 215v , where the sentence begins with " Ma io voglio meglio parlare di ciò ... " & la conferma per belle parole , et per essempi di vecchie storie , che ricordò . [*] The examples cited by Caesar are the Third Macedonic War and the Second Punic War. Et cosi un luogo de la cosa che dispiaceva , nominò cose che dovesse 218r OTTAVO . 218 ro piacere , per ritrarre li cuori de gl'uditori , da quello ch'era laido , à quello che fu honesto & ragionevole . Et in questa maniera passò à dire lo fatto , [*] See in the middle of f . 216r , where Caesar says : " Et però quello medesimo " nelquale volea fondare il suo conto , cioè del consiglio , che doveva essere sopra'l misfatto di coloro de la congiura . Et fe vista di non volere difendere loro male , ma fi guardare la dignità & l'honore del Senato . Allhora cominciò la terza parte [*] See bottom part of f . 216r , where Caesar says : " Quegli che hanno dinanzi a me ... " di suo conto , cioè divisamento , & divisò li detti & le crudeltà de glialtri sopra fatti per parte , & mise quelle parti che piu l'aiutavano , contro à coloro che haviano parlato , et accostolle à cuori de gl'uditori tanto quanto elli puote piu . Et quando elli hebbe cosi contato cominciò la quarta parte , [*] See the end of f . 216r , where Caesar says : " Et però dovemo noi guardare nostra fama . cioè confermamento ove disse che doveano guardare loro fama , & mostrava di lodare la sentenza de glialtri , ma molto la biasimava , & sopra ciò confermò suo detto per molte ragioni , che davano fede à suo consiglio , & toglievanla alla sentenza de glialtri . Et poi ch'elli hebbe fermato suo conto per buoni argomenti , elli se n'andò alla quinta parte , [*] See the bottom part of f . 216v , where Caesar says : " Signori padri scritto è , guardate quello che fate ... " cioè al disfermamento , per infralire & distruggere li detti di coloro , che haveano parlato innanzi da lui , ove disse , guardate che voi fate . Et immantenente ricordò piu essempi & piu sentenze & autoritadi si savi , ch'erano simili à sua materia . Et può quando viene verso la fine , elli conferma suo detto con migliori argomenti , & per le piu forti ragioni che elli può . Et viene alla sesta parte , [*] I am tempted to begin the conclusion at the bottom of f . 217r , where Caesar finishes his telling of the repercussions of the Battle of the Colline Gate and says : " Ma non per tanto ... " cioè alla conclusione , & dice sentenza , & mette fine al suo conto . Et poi che Cesare hebbe cosi parlato , l'uno dicea vno , & l'altro dicea vn'altro . Tanto che Cato se levò , & disse .

218vLIBBRO

Come fu el giudicamento di Cato . Cap. 34 .

Signori padri scritto è , quando riguardo la congiura & lo pericolo , & penso in me medesimo la sentenza dico loro , che hanno parlato , io penso altra cosa che Cesare non ha detto , ne alcuno de gli altri . Elli hanno parlato solamente de la pena di coloro de la congiura , che hanno apparecchiata battaglia in loro paesi , & alloro parenti , & alloro templi et magioni distruggere . Ma maggiore mestieri , è che l'huomo si consigli , come si possa guardare da loro , & dal pericolo , che prendere consiglio come siano dannati à morte . Se l'huomo non si provede che non vegna sopra , niente vale l'huomo à consiglio , quando sarà venuto . Se la citta è presa afforza , li vinti non hanno punto d'intendimento , tutta fia humiliata . Hora parlarò à voi che havete intendimento , havete magioni & ville , & insegne & tavole d'oro , & piu che al prò del comune . [*] " Cfr. ' Fet ' I , 8 , 40 , p. 40 , r . 20 : ' enseignes ' , che traduce ' signa ' di Sallustio , ' Catilina ' LII , 5. Il significato di ' statua ' non è attestato in ' TL ' s.v. ' enseigne ' "( Einaudi 2007 ) . [*] See Sallust's " Conspiracy of Catiline " 52 , 5. Se voi queste cose che voi tanto amate volete guardare & ritenere , & mantenere vostri diletti per ordine & per riposo , isvegliatevi et pensate de guardare el comune , et liberare . Sel comune pericola , come iscanperete voi ? questa bisogna non è di tuo luogo ne di tuo paraggio , ne di vostra franchezza , & di vostri corpi che sono in pericolo . Signori io habbo molto parlato & con pianto dinanzi à voi , de la avaritia , & lussuria , & cupidità de vostri cittadini . Io habbo la malevoglienza d'alcuno , però ch'io non perdono volontieri altrui lo misfatto , diche io non sento nulla teccia in me . Et di nullo forfatto perdonare io non domando altrui gratia . Ne vostre ricchezze facea à voi molte cose mettere in non calere . Tutta via starebbe el comune in diritto stato & piu fermo , che hora mai in diritto non par 219r OTTAVO . 219 liamo noi di nostro bene vivere ne di nostro male vivere , ne de la signoria de romani accrescere , o inalzare , anzi ci conviene pensare , se quello che noi havemo , ci può rimanere , & essere nostro , o se sarà de nostri vicini . Qui non dee nullo parlare di bonarita & di misericordia , che noi havemo assai perduto el diritto nome di pietà & di merze , che donare ad altrui bene , ciò è nostra bonarita . Et essere cessati da ben fare , cioè nostra virtu . Et però nostro comune si come al dichino . Hor potete dunque essere di buon aere , & mettere lo popolo à ventura . Hor potete essere pietosi in coloro , che non ci lasciavano nulla à guastare , & pensavano lo comune tesauro rubare , doniamo loro el nostro sangue , si che tutti li prodi huomini vadano à perditione . Et si come voi vedete , pochi de malfattori distruggano turba di buona gente . Cesare parlò bello & assettatamente , udente noi , de la vita & de la morte , quando disse , appresso la morte non curare gioia . [*] See middle of f . 216r , where Caesar says : " Morte non è gia tormento , anzi è ... " Ma quand'elli parlò cosi , credo ch'elli pensava falso , de quelli se truova all'inferno , dove li malvagi sono divisi dai buoni , & entrano in neri luoghi horribili & putenti et spaventevoli . Appresso giudicò che il loro havere fosse publicato al comune , & elli fossero guardati in diverse pregioni fuori di Roma . in diverse castella & forti . Perche si dubbitava che se l'huomo li guardava in Roma che quelli de la congiura , o altra gente pregiata , li caverano à forza di pregione Non adunque mala gente , se non è inquesta citta , per tutte parti si può trovare malvagi huomini . Da niente ci dotta Cesare . S'elli crede che l'huomo non si possa guardare dentro in Roma , come di fuori ? Et s'egli solo non ha paura che li fugissero de le pregioni , ov'elli dice ch'elli siano messi , egli 219v LIBBRO non crede el pericolo del comune . Io son quelli , che ho paura di me , & di voi , & de gli altri . Et però dovete voi sapere , che ciò che voi giudicarete di questi pregioni , dee essere giudicato di tutti quelli de la compagnia di Catellina . Se voi fate di questi aspra giustitia , tutti quelli de l'hoste di Catellina ne fierà spaventati . Et se voi ne fate fievelemente , voi li vederete venire crudeli & fieri contra di voi . Et non pensate che nostri antecessori accressero lasignoria di Roma solamente per havere . Che s'egli andasseno cosi , dunque la possanza ne megliorerebbe , che piu havemo compagnia di cittadini , & maggiore abbondanza di cavalli & darme , che elli non haveano . Ma elli hebbero in loro altre cose , perche elli furono di grande nominanza & di grande pregio , che non ha guari in noi . Elli erano in loro fatti savi & accorti , et haveano diritti comandamenti à quelli di fuori . Li cuori haveano sani & liberi à dare consiglio , sanza sugestione di peccato ch'elli credessero , & sanza seguire malvagie volontà . In luogo di ciò può l'huomo trovare in noi lussuria , ò avaricia , comune povertà , & private ricchezze . Noi non facciamo differenza da buoni à malvagi , tutto tornato à cupidezza , questo è da lodare di vertude . In questo non è maraveglia , che ciascuno tiene sua via & suo consiglio per se medesimo . Voi intendete in vostre magioni , & vostri diletti , & vostra volontà seguire . Fuori di vostri magioni cercate d'amassare havere , & allegrezza d'altrui acquistare . Da ciò adiviene , che l'huomo guerreggia lo comune , & che iscongiurati lo vogliano distruggere . Ma di queste cose che voi fati , io non dirò hora piu . Nobili cittadini fanno insieme congiura , ch'elli arderano la citta , & recano alloro la 220r OTTAVO . 220 gente di francia , per muovere battaglia , che niente amano la signoria & l'honor di Roma . Catellina , duca de nostri nimici ne viene sopra le teste con tutto suo sforzo . State dunque in pensiero , che voi farete di vostri nimici , i quali havete presi dentro à queste mura . Et tutto ch'io giudichi , che voi non habbiate merce . Dite che giovani sono , & per follia & per mala cupidità l'hano fatta , & lasciateli andare tutti armati . Ma per certo io vi promotto , che questa pietà et questa dolcezza vi tornerà in pianto , & in tormento , & in amaritudine . De la cosa aspra & pericolosa non havete voi temenza ? Et si havete malenpiezze la malvagita , le brighe di vostri cuori , fate che l'uno si tiene all'altro . Voi mettete vostra speranza ne vostri idei , & dite , ch'elli hanno guardato lo comune di diversi pericoli . L'aiuto di dio non viene à quelli , che vogliono vivere come femine . ma tutte cose vegnono à quelli , che vogliano vegghiare in ben fare , & in dare buoni consigli . Ma chi si mette in disperatione , cade in malvagità . Mallio torquato uno di nostro anziani duca , comandò che fosse ucciso uno suo figliuolo , solamente perche combattea una battaglia in francia contra à suoi inimici , contra al suo comandamento . Per tale forfatto morio quel nobile giovane . Et voi dimorate à fare giustitia , di questi crudeli giovani pergiuri , che voleano la citta distruggere . Lasciate voi loro per la bona vita ? [*] " Per il loro passato , come esplicita la fonte , cfr . Sallustio , ' Catilina ' LII , 31-32 : ' videlicet cetera vita eorum huic sceleri obstat ' ( ' Certo , a questa scelleratezza si contrappone la loro vita passata ' ) "( Einaudi 2007 ) . [*] See Sallust's " Conspiracy of Catiline " 52 , 31-32 . Non mori Dautilo , per la dignita di suo lignaggio ? S'elli amò unque castità , s'elli amò buona nominanza , s'egli amò unque idio , s'elli sparigniò unque huomo . non mori Cetego hebbe l'huomo pietà di sua gioventu , s'elli non mosse mai briga ne battaglia in questo 220v LIBBRO paese . Giabino & Statilo & Cepario , che ne debbono dire ? S'elli ne havessero in loro ragione ne misura , egli non hanno tale consiglio preso al diritto contra'l comune . A voi dico signori padri , che per dio non gli lasciate scampare , io non gli lascerei , bene soffressi che voi ne fosti castigati per loro oltraggio , quando voi consiglio , non volete credere . Ma però lo dico , che noi siamo rinchiusi , & in pericolo da tutte parti . Catellina con tutta sua hoste ci è innanzi à gli occhi la di fuori & pensaci inghiottire . Gli altri sono dentro alla citta d'ogni parte . Non potemo nulla consigliare ne apparecchiare , che nostri nimici non sappiano . Noi ci dovemo avacciare , però ne darò io cotale sentenza . Vero è che il comune è in pericolo per lo maladetto consiglio de cittadini isconvenevoli & disleali . Questi hanno rabbia , & son conventati per lo detto de messaggi di francia , che voleano la citta ardere , & uccidere li migliori huomini , lo paese distruggere , donne & pulzelle vituperare , & altre crudeltà fare . Et però dico io , & do questa sentenza , che l'huomo faccia di loro come di traditori , & dimicidiali & di ladroni .

Come Cato parlò secondo questa arte . Cap. 35 .

Questa è la sentenza di Cato per meglio intendere suo detto . Et come parlò secondo questa arte , de l'arte de l'ordine di Rettorica , ne conviene guardare dinanzi la maniera di suo detto , & la natura di sua materia . Di che molti dicono ch'ell'è dottosa , & un poco oscura , però che sua materia è da una parte honesta , ch'è à dire lo prò del comune & à difendere lo buono stato di Roma , & distruggere li rei & honesta cosa , è giudicare à morte una grande gente di cittadini . Et à dire contra Cesare che have 221r OTTAVO . 221 va si fermamente stabilito suo giudicio che à pena el potrebbe huomo contradire . Et che gl'uditori erano quasi accordati à suo detto . Certo et parea crudel cosa & maravigliosa , & però gli era mestiero d'orare suo prologo , si ch'elli acquistasse la gratia de gl'uditori , o ch'elli desse loro talento di sapere quel ch'elli volea dire , per levarli de la sentenza di Cesare , secondo ch'el maestro divisa qui dirietto , ov'elli insegna la diversita di prologhi . [*] see Cap. 18-30 . Et però toccò elli ne lo cominciamento suo brevemente & partitamente & apertamente lo punto , in che era tutta la forza de la bisogna , cioè quello ch'elli uditori haveano creduto . Quando disse ch'elli pensava altra cosa , che cesare non havea detto , ne alcuno de gli altri , [*] See the beggining of f . 218v , where Cato says : " ( ... ) io penso altra cosa che Cesare non ha detto ... " cosi de talento di sapere & d'udire quello ch'elli volea dire . Et fe sembiante di volere consigliare solamente de la guardia del comune , & non de la morte di congiurati . Et inmantanente procacciò d'havere la gratia de gl'uditori , per appagare lor cuori , & per tornare la cosa à honestà , & per accrescere la gratia ch'elli havea , però che sua materia era honesta , secondo ch'el buono intenditore potra sapere o conoscere , s'elli considera o sguarda diligentemente l'insegnamento , lo quale è adietro . Et però ne tace hora lo maistro però ch'el vorra dire d'altre dottrine buone & utili .

De l'insegnamento de la prima parte del prologo . C . 36 .

Appresso la dottrina del prologo sene viene la seconda parte del conto , cioè el fatto . Diche Tullio dice . Ch'el fatto è , quando el parlatore dice el fatto com'el fu , o come non fu , cioè à dire quando elli lascia il prologo , & viene al fatto , & dice la propria cosa , diche è la materia di suo conto . Et questo è in tre maniere .

  1. L'una è cittadina , che di 221v LIBBRO ce propiamente el fatto & la cosa , diche è contentione et la questione , & divisa le ragioni , perche quella cosa può essere provata . Et questa maniera appartiene dirittamente à costumi , però ch'egli insegna tenzionare l'uno parlatore con l'altro nel cominciamento . Ma qui si tace lo maestro , & non dira piu hora , però che dira l'argomento qui appresso anzi vuole dire de le due altre maniere del fatto , che non partegnono si propriamente à questa arte .

Qui comincia à divisare che trapasso fuori de la sua materia . Cap. 37 .

  1. La seconda materia del fatto si è quando l'huomo si diparte un poco du sua propria materia , & trapassa ad altre cose di fuori à sua principale cosa , o per biasimare lo corpo , o la cosa , o per accrescere lo male ol bene ch'elli dice , o per mostrare che due cose sieno si mischiate insieme , o per fare sollazzare gl'uditori d'alcuno gabbo , che sia simigliante à sua materia . Et questa maniera de dire lo fatto , tiene spesso lo parlatore , per meglio provare ciò che vuole del corpo , o de la cosa .

Del conto ch'è per giuoco & per solazzo . Cap. 38 .

  1. La terza maniera di dire lo fatto non appartiene alle cose cittadine , anzi è per solazzo & per giuoco . ma niente meno elli è buona cosa , che l'huomo s'accostumi à bene contare , che l'huomo ne diventa meglio parlante al gran bisogno , & però ne dira el maestro la natura . Tullio dice . Che ciò che l'huomo dice in questa diretana materia , quivi ove divisa la proprieta del corpo , & ove dice le proprieta d'una cosa in altra , elli conviene à forza , ch'el suo detto siano
    1. fabole ,
    2. o storie ,
    3. o argomenti .
    Et però si fano elli à sa 222r OTTAVO . 222 pere , che monta l'una , & che monta l'altra .
    1. Et certo fabola è un conto , che l'huomo dice de le cose che non sono vere , ne à vero somigliano , si come la fabola de la neve che vola per aire lungamente .
    2. Storia è à ricontate l'antiche cose state veramente , lequali furono fuori di nostra memoria .
    3. Argomento è à dire una cosa falsa che non sia stata . ma può bene essere , & dicela per similitudine d'alcuna cosa .
    Et s'el parlatore divisa la proprieta del corpo , el conviene che per suo detto lo reconosca le nature & le proprieta del corpo & del coraggio insieme , cioè à dire , se gli è vecchio , o giovane , o se gli è cortese o villano , o altre cotali proprietà . Et à cotali cose conviene havere grande ornamento che siano forti