Folio 18v

LIBRO SECONDO

Adunque chominciarono [con]* Q and L have the form 'con', which makes much more sense than 'un' in the context. (Nanfito) / delettevole studio i giovani, / anchora ne' primi anni pue/rili, ad inprendere gli amo/rosi disiri e versi: nelle quali {<voci>} * The word 'voci' is supplied by comparison with Q and L. (Nanfito), / sentendosi la sancta dea* The goddess is Venus, mentioned at the end of Book One. (Nanfito) madre del / volante fanciullo* Scil. Cupid, god of love (see below). (Nanfito) nominare con tanto e/ffetto, * The manuscript has 'effetto' like Q. L has 'affetto', which might perhaps make more sense, but it also appears to be a lectio facilior. (Nanfito), non pocho negli altri regni con gli altri / dei se ne gloriava. Ma non sofferse / lunghamente ch’invano fossono da gio/vani petti sapute chosì alte chose chome / [i] laudevoli versi [narravano], ma involti / i chandidi menbri in una violata [porpora], / circhundata di chiara nuvoletta disciese Folio 19r

sopra l'alto monte [citereo] * The form citereo, referred to the mountain (located in Citera, the Greek island where Venus landed after her birth in the myth), can be found in L. Q presents instead 'Citerea' as an epithet of Venus herself. I would prefer to refer it to the mountain and imagine the goddess visiting her son in their mythical abode. (Nanfito), là ove ella il suo / charo figliuolo trovò [tenperante] * The use of the infinitive is not totally unconvincing, but both Q and L present this participial form. (Nanfito) saiette nelle / sancte acque, a chui ella con benigno aspetto / chominciò chosì: «O dolcie figliuolo, non / molto distante dagli aguti homeri d’A/pennino, nella anticha città Marmorina / chiamata, secondo che i' ho negli alti regni / sentito, ha due giovanetti i quali effettuo/samente [studiando] i versi che le tue forze / insegniano aquistare invochano * The text presents both 'studiano' and 'invochano' in the indicative mood. This is not syntactically sustainable, that is why L has 'invochando' in the gerund and Q 'studiando'. I opt for the choice of Q, as in a Latinate construction the main verb would go last. (Nanfito)con chasti / chuori il nostro nome, desiderando d’essere de/l numero d'i nostri sugietti. E cierto il loro / aspetto pieno dela nostra piacievolezza / molto più s’apresta a’ nostri servigi che a / chultivare i freddi fuochi de Diana. Lascia / adunque la presente opera e intendi a [magiori] * The form magior- is used elsewhere in the text. (Nanfito) chose, e solo il rimanente di questo / giorno in mioservigio ti spoglia le legieri ali, / e chome già nella non conpiuta Cartagine / prendesti forma del giovane Aschanio* The episode is narrated in Book One of Virgil's Aeneid, where Cupid takes the form of Aeneas' son to make Dido, queen of Carthage, fall in love with the hero. (Nanfito), così / ora ti vesti [del senile] * 'Simile aspetto' would not be senseless, but both Q and L have 'senile', which probably fits better into the context and stresses the difference between Cupid's childlike appearance and the king's old age. (Nanfito) aspetto del vecchio re* Felice, the pagan king of Spain, mentioned for the first time in Book One. (Nanfito), / padre di Florio. E quando se’ là ove essi so/no, sì chome elli quando va a loro l'abraccia / e bacia chostretto da pura benivoglienza, / chosì tu abracciandoli e baciandoli metti in / loro il tuo segreto fuocho e infiamma sì / l’uno de l’altro, che mai il tuo nome d'i loro / chuori per alchuno accidente non se ne spenga. / E io in alchuno atto occhuparò sì il re, / che la tua mentita forma per sua venuta / non si manifestarà».

Mossesi Amore ai prieghi della sancta / madre, poi che spogliate s’ebbe / le lieve penne. E pervenuto al doman/dato luogho, vestitasi la falsa forma, / entrò sotto i reali tetti passando con lento / passo nella segreta chamera ov’elli Florio / e Biancifiore trovò soletti puerilmente / giuochare insieme. Essi si levarono verso lui / chome fare soleano e elli, primieramen/te preso Florio, il si rechò nel sancto seno e, porgiendoli amorosi baci, segretamente li acciese nel chuore un nuovo disio, il / quale Florio poi, guardando negli occhi di Biancifiore, chon diletto il vi fermò. / Ma poi Chupido, presa Biancifiore / e spirandole nel viso con picciolo fiato, / l’aciese non meno che Florio avesse da/vanti accieso, e dimorato alquanto / con loro, rivolti i passi inderieto, gli lasciò / stare, e rivestendosi le lasciate penne tornò al lasciato lavorio. E i giovani, rima/si pieni di nuovo disio, riguardandosi / si chominciarono a maravigliare, stando / muti, e da quella hora innanzi la magior / parte del loro studio era solamente in / riguardare l’uno l’altro {<con temorosi atti; né mai>} * This phrase, necessary to give sense to the period, is supplied by both Q and L. (Nanfito), per alchuno acci/dente che avenisse, partire si [voleano], tanto il segreto veleno adoperò in loro subitamente.

Sì tosto chome amore dalla sua / madre si fu partito, [chosì] * The form 'chosì' is present anywhere else in the text. (Nanfito) ella / nella lucida nuvoletta scien/dendo l’aire pervenne a’ medessimi tetti / e, tacitamente preso il vecchio Re, il portò /in una chamera sopra un riccho letto, / dove d’uno [suave] sonno l’occhupò. / Nel quale sonno il re vidde una mirab/ile visione: che a lui pare essere sopra / un alto monte e quivi avere presa una cierbia bianchissima e bella, la quale a / lui parea molto avere chara; la quale, / tenendola nelle sue braccia, li parea / che del suo chorpo uscisse un lionciello / presto e visto, il quale insieme con questa/ [cierbia] * The form 'cierbia' is present anywhere else in the text. (Nanfito) sanza alchuna rissa nutricha/va per alchuno spatio. Ma, stando alquan/to, vedea discendere giù dal cielo u/no spirito di gratiosa lucie risplendente, / il quale apriva con le proppie mani / il lionciello nel petto e quindi traeva / una chosa ardente, la quale la cierbia Folio 19v dissiderosamente mangiava. E poi parea / che questo spirto faciesse alla cierbia il / simigliante e, fatto questo, si partia. A/presso questo elli, temendo non il lionciel/lo volesse mangiare la cierbia, l’alontan/ava da sé, e di ciò parea che l’uno e l’altro / si dolesse. Ma soprastante apparve so/pra la montagnia un lupo, il quale con ar/dente fame correa sopra la cierbia per di/struggierla, e il re glile parava davanti. / Ma il lionciello, correndo subitamente, / tornò alla diffesa dela cierbia e cho’ propii / unghioni [quivi]* I chose this form as it occurs everywhere else in this extract, and as it appears in Q and L. (Nanfito) lacerò sì factamente il lu/po che gli il privò di vita, lasciando la cier/bia paurosa a lui che dolente gli le parea / ripigliare, tornandosi a l’usato luogho. / Ma non doppo molto spatio gli parea / vedere uscire d'i viccini mari due girfa/lchi, i quali portavano a’ piè [sonagli]* The word is spelled as 'sonagli' (that is as the modern correct spelling) three lines below. But the fluctuation in the form was quite common. (Nanfito) lu/cientissimi sanza suono, i quali elli ale/ttava e, venuti ad esso, levava loro d’i pie’ / i dicti sonagli e dava loro la cierbia, cha/cciandoli [da sé]* The reading with the double 's' might be a graphic representation of a case of 'syntactic gemination', about which see e.g. http://www.locuta.com/edoubling.html. (Nanfito). E questi, presa la cierbia, la leghavano con una chatena d’oro e [tira/vansela]* I would rather choose the plural form 'tiravansela', as in the two modern editions. (Nanfito) derieto su per le salate unde infino / in Oriente e quivi ad uno grandissimo ve/ltro chosì leghata la lasciavano. Ma / poi, sappiendo questo il lionciello, mug/ghiando la ricierchava e, presi alquan/ti animali, seguitando le pedate dela cier/bia n’andavano là ove ella era. E qui/vi li parea che ‘l lioncello occhultamente / dal chane si congiugniesse con la cierbia / amorosamente. Ma poi, avedendosi / il veltro di questo, l’uno e l’altro parea / che divorare volesse cho’ propii denti e, / subbitamente chadutali la rabbia, / loro [rimandava]* In the reading 'li mandava' the pronoun 'li' in addition to 'loro' would be pleonastic. Both modern editions display instead the reading 'rimandava', which suggests the action of 'sending back', as it is the case here. (Nanfito) là onde partiti s’erano. / Ma innanzi che al monte ritornassero / li parea che essi si tufassero in una chia/ra fontana, dela quale il lionciello u/sciendone parea mutato in figura di / nobilissimo e bello giovane e la cierbia / simigliantemente d’una bella giovane; e poi, a lui tornando, lietamente li ricievea / e era [tanta] la letitia la quale egli con loro / facieva, che il chuore per troppa passione uccu/pato ruppe il soave [sonno]* Anywhere else in the extract the reading is 'sonno'. (Nanfito) E stupefatto de/le vedute chose si levò molto maraviglian/dosi, e lunghamente pensò sopr’esse. Ma / poi, non churandosene, venne nella reale / sala del suo palagio in quell’ora che Amore / s’era da’ suoi nuovi sugietti partito.

Taciti e soli lassò amore i due no/velli amanti i quali, riguardando / l’uno l’altro fiso, Florio primiera/mente chiuse il libro* The book mentioned is Ovid's Ars Amatoria, as made clear at the end of Book One of the romance. (Nanfito) e disse: «De, che nuova / bellezza t’è elli cresciuta, o Biancifiore, da po/cho in qua che tu mi piaci tanto? Tu non mi so/levi tanto piaciere, ma ora gli occhi / miei non possono satiarsi di riguardarti». / Biancifiore rispuose: «Io non so se non che di / te poss’io dire che a me sia avenuto ([di te]) * The repetition of 'di te' seems pleonastic. It does not appear in Q, and in L the first 'di te' is absent as well and substituted by 'ti'. (Nanfito) il / simigliante. Credo che la vertù d’i sancti versi / che noi divotamente leggiamo abbia accie/se le nostre menti di nuovo fuocho e ado/perato in noi quello che già veggiamo che in al/trui adoperarono». «Veramente» disse Florio/ «⟨<io credo>⟩ * The words ‘io credo’ are supplied by a marginal note of the same scribe. (Nanfito) che come tu di’ sia, però che tu sola sopra tu/tte le chose del mondo mi piaci». «Cierto tu non / piaci meno a me che io [a te]* Another case of syntactic gemination. See previous note. (Nanfito)» rispuose Bian/cifiore. E chosì, stando in questi ragiona/menti cho’ libri serrati avanti Racheo* The young preceptor of Florio and Biancifiore, who appears for the first time at the end of Book One. (Nanfito), che / per dare a’ chari scholari dottrina andava, / giunse nella chamera e loro gravemente / riprendendo chominciò a dire: «Questa che no/vità è ch’io veggio vostri libri davanti / chiusi? Ov’è fuggita la solicitudine del / vostro studio?». Florio e Biancifiore, tor/nati i chandidi visi chome vermiglie rose, / per vergognia dela non usata riprensione / apersero i libri, ma gli [occhi]* Anywhere else in this extract the geminated form 'occhi' appears. (Nanfito) loro più disside/rosi dello effetto che della chagione torti / si volgievano verso le disiate bellezze. Folio 20r E la loro lingua che aptamente narrare so/lea i mostrati versi, balbugiendo andava / errando. Ma [Racheo]* The form 'Racheo' appears everywhere else in the extract. (Nanfito), pieno di sottile a/vedimento, veggiendo i loro acti incontanente / chonobbe il nuovo fuocho accieso ne’ loro / chuori, la qual chosa assai li despiacque; ma / più ferma sperienza dela verità volle ve/dere avanti che alchuna parola ne movesse / ad alchuno altro, sovente sé cielando in / quelle parti nelle quali elli potesse loro ve/dere sanza essere da essi veduto, e manifesta/mente chonosciea chomo, da loro partitosi, in/contanente, chiusi i libri, abracciandosi si por/gievano senplici baci e mai più avanti non / prociedeano, però che la novella età in che era/no non chonoscieva i naschosi diletti. E già / il venereo fuocho gli avea sì acciesi che tar/di la freddezza di Diana li arebbe poduti [ra/tepidare].* The form 'ratepitadare' seems the result of a sort of corrupted diplography of the syllable 'da'. I chose to intervene only by expunging the excess syllable. Even though Q presents the more modern spelling 'rattiepidare' and L the more common 'rattiepidire', the form displayed here is also registered in the 'Tommaseo-Bellini' dictionary. (Nanfito)

Puoi che più volte Racheo ebbe ve/duti nella soprascripta maniera / i due amanti, e alchuna volta gr/avemente ripresinegli, egli fra sé mede/simo disse: «Cierto questa opera poterebbe / tanto andare avanti sotto questo taciere / ch’io fo, che pervenendo poi a l’orecchie del / mio signiore mi nuciarebbe l’avere / taciuto. Io manifestamente chonoscho ne/gli atti de chostoro la fiamma di che egli hanno / acciesi i chuori, dunque perché non gli lascio io / ardere sotto altrui protectione che sotto / la mia? Io pure ho infino a qui fatto / l’officio mio riprendendoli più volte, / né m’è giovato, però per mio scharicho è / il meglio dirlo al Re». E chosì ragionan/do Racheo, Aschalion* A noble horseman of king Felice's army, his first appearance is in Book One. (Nanfito) sopravenne, [il] qua/le in molte chose peritissimo, quando lo / studio rincrescieva loro, mostrava lo/ro diversi giochi, e talvolta cantando / chon essi si solazzava, avendo già cia/schuno da lui medesimo apresa l’arte del / sonare diversi strumenti. E trovò Raccheo / pensando, a chui e’ disse: «Amicho, quale [pensiero] sì ti grava la fronte che, occhupato / in esso, altro che rimirare la terra non fai?». A chui Racheo narrando il suo pensiero / [rispose]* The variant 'rispose', present in Q and L, makes more sense in the context. (Nanfito). Quando Aschalion intese questo / niente niente* Both modern editions display no repetition of the adverb 'niente'. I decide not to intervene, as this might represent a case of 'expressive' full lexical reduplication. See about this e.g. https://en.wikipedia.org/wiki/Reduplication and https://www.treccani.it/enciclopedia/reduplicazione-espressiva_(Enciclopedia-dell'Italiano)/. However, a few lines below, in the similar expression 'niente piacque (al re)', the same adverb appears in the not reduplicated form. (Nanfito) li piacque, ma disse: «Andia/mo e sanza alchuno indugio il diciamo / al re, acciò che [se] altro che bene n’aveni/sse, noi non possiamo esser represi». E de/tte queste parole, voltati i passi, am/endui n’andarono nella presenza del re, al quale Aschalion parlò chosì:

«Nella vostra presenzia, o vitto/riosissimo prencipe, ci presen/ta expressa necessità a nar/rarvi chose le quali, se essere potesse su/to, dissiderato averemmo che dicien/dole altri agli orecchi vostri fussero per/venute; ma però che noi, dissiderosi / del vostro honore, non volendo anche il / nostro contaminare, chonosciamo che da / tenere occhulte non sono, e maximamen/te a voi, onde acciò che il futuro danno / che [seguire]* The form 'segiure' might just be a case of erroneous metathesis. (Nanfito) ne poterebbe di ciò che vi dire/mo non sia a noi noia né manchamento / d’i vostri honori, vi facciamo manife/sto che novello amore è [gienerato] ne’ / semplici chuori del vostro charo figliu/olo Florio e di Biancifiore. E questo / nelli loro atti più volte abiamo cho/nosciuto, sì chome gli dii sanno, essi più / volte effectuosamente abracciare e / darse graziosi baci abbiamo veduto. / E apresso, sovente guardandosi nel / viso l’uno l’altro gittare sospiri acci * The scribe was apparently attempting at writing the word 'acciesi' at the end of this line, but decided to delete the letters written until then ('acci-') and write the full word in a new line, perhaps not to exceed the vertical border line of the text block. (Nanfito) / acciesi di gran disio. E anchora più / manifesto segniale n’appare, il quale / voi assai tosto potrete provare, che Folio 20v niuna cosa è che l’uno sanza l’altro voglia / fare, né li possiamo in alchuna maniera par/tire. E hanno del tucto il loro studio abando/nato, anzi, chusì tosto chome noi della lor / presenzia siamo partiti, incontanente chiusi / i libri intendono a riguardarsi, e di ciò cho/me de l’altre chose gravemente più volte / ripresi gli abbiamo, credendo poterli di ciò / ritrare, ma pocho giova la nostra ripr/ensione. E però, acciò che noi per bene servire / mal guiderdone non ricieviamo, e acciò che / subito rimedio cie sia da voi preso, [vi]* The text has 've'. The form 'vi' appears everywhere else in the extract. (Nanfito) a/bbiamo voluto questo palesare. Voi, / sì chome savio, anzi che più s’accienda il / fuocho, providamente pensate di stutar/lo ché, quanto {<a>}[noi, il] * The reading 'quanto a noi, il' is in Q (L has 'in quanto a noi'). On a palaeographic level, though, while still assuming the absence of an 'a', it might also be hypothesised a quite unsuccessful attempt at a construction of the kind 'quanto a noi è in nostro potere'. Over the 'i' appears in fact a light vertical stroke which might, though not totally convincingly, be interpreted as a hint of a nasal bar. (Nanfito) nostro potere ci abbia/mo adoperato».

Niente [piacquero] * Q and L have the plural form, consistently with the plural subject 'parole'. (Nanfito) al re l’ascholtate / parole, ma cielando il suo dolore / con falso riso rispuose: «Però non cies/si il vostro chon [riprensione] * A nasal bar might be missing here above the 'e'. (Nanfito) ghastigarli e / con [spaventevoli] * The first 'n' is most probably superfluous. (Nanfito) minaccie inpaurirli. Essi / anchora per la loro giovane hetà sono da / potere essere ritracti [da ciò] * Another case of syntactic gemination. See previous note. (Nanfito) che l’omo vole. / E io, quando per[voi] della inchominciata / folia rimanere non si volessono, prenderò / in questo mezzo altro chompenso, acciò che / il [vostro]* Q and L both have the second person possessive, thus referring it to the king's interlocutors. (Nanfito) honore per vile chagione non di/venti minore». E, detto questo, con l’animo / turbato si partì da loro e introssene in una chamera e quivi, chacciando da sé ogni / conpagnia, solo [a sedere] * Another case of syntactic gemination. See previous note. (Nanfito) si puose. E con la m/ano alla masciella chominciò a pensare / e a [rivolgiersi] per la mente quanti e quali / accidenti pericholosi potevano avenire del nuovo innamoramento, e di tale in/fortunio fra sé medesimo chominciò a do/lersi. E mentre in [tali] pensieri il re / dimorava occhupato, la reina, passa/ndo per quella chamera, sopravenendo / il vidde e con non pocha maraviglia, fer/mata nel suo chonspetto, [gli] disse: «O valoroso / signore, quale accidente o quale pensiero o/cchupa sì l’animo vostro che io, pensando, / nello aspetto vi veggio turbato? Non vi sp/iaccia che io lo saccia, però che niuna felicità / né aversità anchora dovete sanza me soste/nere. Se voi mel dite forse o consiglio o conforto vi porgierò». Rispuose il re alora con vo/cie mescholata di sospiri e disse: «E’ me pia/cie bene che a voi non sia la mia malinchonia / cielata. La chagione dela quale è questa: / chon ciò sia cosa che la fortuna infino a / questo tenpo ci abbia con la sua destra tirati / nell’augie dela sua volubile rota, acrescien/do il numero d’i nostri victoriosi triumphi, / anpiando il nostro regno, moltiplicando le / nostre ricchezze e conciedendone insieme con gl/i altri dèi chara progienie a chui la nostra / chorona è riserbata, hora, pensando, dub/bito che ella, pentuta di queste chose, non s’in/giegni cholla sua sinistra d’ avallarci; e / gl’idii credo che ciò consentano, e la maniera è / questa: niuna allegrezza fu mai magiore / a noi che quella quando il nostro unicho fi/gliuolo dagli iddii lunghamente preghati / riccievemmo, e sapete che ne’ nostri regni, ne/lla sua natività, niuno altare fu sanza / divoto fuocho, e sanza incienso niuno id/dio fu che con divota vocie non fusse per la no/stra città ringratiato. Hora, chonosciendo / la fortuna quanto questo figliuolo ne sia / charo per le rendute gratie, per porre noi / in magiore doglia e tristitia in vil muodo / s’ingiegnia di privarciene minuendo i no/stri honori, essendo elli in vita, dandoci ma/nifesto exempio che, poi che alla più chara / chosa comincia, disciendarà sanza fallo a / l’altre minori. E udite chome ella s’è in/giegniata di levarci Florio: essa ha tanto / il {<giovane>} * The adjective 'giovane', referred to Cupid, is found in Q. L presents the diminutive form 'giovanetto'. (Nanfito) figliuolo di Citerea, non meno mobile / di lei, con lusinghe mosso, che egli è intrato / nel giovane petto di Florio e l'ha sì infiammato de la bellezza di Biancifiore, che / Paris di quella Folio 21r Paris di quella di Elena non arse più, e non / vede più avanti che Biancifiore, sechondo che / i loro maestri m’hanno detto pocho avanti. E / cierto io non mi dolgho che elli ami, ma duo/lmi di cholei chui elli ama, però che alla sua no/bilità è dispari. Se una giovane di reale / sangue fusse da lui amata, cierto tosto / per matremonio glile congiugneremmo. Ma che / è a pensare che elli sia innamorato d’una / romana popolarescha femina, ([per]) * The preposition 'per' makes poor sense here, and is not present in Q and L. (Nanfito) non chono/sciuta e notrichata nelle nostre chase cho/me una serva? Ora adunque che ciercharite / voi più avanti de la mia malinchonia? / Non è questa gran chagione di dolersi che / uno sì facto giovane, il quale anchora [dee] / sotto il suo inperio ghovernare questi regni, / sia per una feminella perduto? Cierto io non / aria avuta niuna malinchonia se gli idii / l’avessero a loro servigio chiamato nella sua / pueritia chome Ghanimede feciero. E cierto / la morte de Gilo * The name of Xenophon's son seems to have been Gryllus, in Italian 'Grillo', as it appears in L. However, Q has the same form 'Gilo'. The anectode of Xenohpon's fatalist impassibility at the news of his son's death is recounted in Diog. Laert. II 6,55. (Nanfito) non fu da Senofonte suo / padre sostenuta con sì forte animo com’io / arei facto o farei se gli dii avessero consenti/to che lo avessi per simile chaso perduto Florio / che Senofonte perdé Gilo. Né [Anassagora]* Q and L both present the correct Italian form of the Greek philosopher's name. For the the anecdote on Anaxagoras and the death of his sons, very similar to that on Xenophon, see Diog. Laert. II 3,13. (Nanfito) anco/ra ebbe chagione di piangiere però che sav/iamente aspettava cosa naturale del suo / figliuolo chom’io medesimo quello aciden/te aspettarei; ma pensando che per vile a/venimento vivendo il mio [figliuolo] io il / posso più che morto chiamare, il dolore che / quinci mi nascie mi trasporta quasi infino / agli ultimi termini de la vita. Né so che di que/sto io mi faccia, ché io dubito che se io di tal / fallo il riprendo o m’ingiegnio con asprezza / di ritrarlo da questa chosa che io non vi lo ([a]) / accienda più suso, o forse egli del tucto / non m’abandoni e vada vaghabundo per li / strani regni, fuggiendo le mie ripren/sioni: e chusì [averemmo]* The form 'aver' seems to make no sens. I restore what might have been the correct reading, on the basis of a preceding occurrence of the form 'averemmo'. Q and L both have 'avremmo'. (Nanfito) sanza alchuno / utile acresciuto il danno. E d’altra parte, / se io taccio questa chosa, il fuocho ogni / hora più s’accienderà, e chosì mai da / lei partire nol poteremo».

Molto fu la reina di quelle parole / dolente e quasi lagrimando / ne ‘l dimostrò. Ma doppo poco / spatio con pietoso aspetto disse: «Charo si/gnore, non è per questo accidente da disperar/si, né degli iddii, né della fortuna, però che non / è mirabile chosa se Florio s’è della bel/lezza dela vagha giovane innamorato, / chon ciò sia chosa che elli sia giovanissi/mo e continuamente con lei dimori e ella / sia bellissima giovane e piacievole. E / non è dubbio che se questo amore s’avanza/sse, chome voi dite che egli è chominciato, / che noi potremmo dire che ‘l nostro figliuo/lo fusse vivendo perduto, pensando / alla picciola condictione di Biancifiore. / Ma quando le piaghe sono recienti / e fresche alora si sanano con più agievole/zza che le vecchie già putrefatte non fanno. / Sechondo le vostre parole questo amore / è molto novello e sanza dubbio elli non pò / essere altrimente. E simigliantemente / gli amanti sono novelli, né mai altro fuo/cho non gli scaldò, e però questo fia lieve a / spegnere secondo il parere mio, né niuna / più [legiera] * It is better to restore the feminine form, associated with the feminine noun 'via'. (Nanfito) via ci è che dividere l’uno da l’a/ltro. La qual chosa in questa maneira / si può fare: Florio, già ne’ sancti studii / dirozzato, è da mettere a più sottili chose, / e voi sapete che noi abbiamo qui vicci/no Ferramonte, ducha di Monthoro, a / noi per [consanguinità] * I restore the form 'consanguinità', present in both Q and L. The text of the manuscript might have dropped the prefix 'con', or this might have been restored in later editions on the basis of conjecture or other textual testimonies. The presence of the same allitterative prefix in the following word might account for the loss. (Nanfito) chongiuntissimo, e / in niuna parte del nostro regno più so/lenne studio si fa che a Montoro. Noi / possiamo sotto spetie di studio mandare / Florio là a lui, e quivi faciendolo per / alchuno spatio dimorare gli potrà a/gievolmente della mimoria uscire que/sta giovane, non vedendola elli. E chome Folio 21v noi vederemo che elli alquanto dimentichata / l’aggia, alora noi gli potremo dare sposa di / reale sangue sanza alchuno indugio, e chosì / potremo essere agievolmente fuori di chotal / dubbio. E già però esso non ci sarà tanto lon/tano che noi nol possiamo sovente vedere. / Ond’io, charo signore, vi pregho che questa malinchonia voi chacciate da voi, prenden/do sanza indugio questo rimedio».

Piacque al re il consiglio de la rei/na, il quale giovare non doveva, / ma nuociere, però che, quanto più / si stingie il fuocho, con più forza cuocie. / E poi ch'egli ebbe lunghamente sopra ciò / pensato, li respuose che ciò farebbe, però che / altra via attale * Another case of syntactic gemination. See previous note. (Nanfito)pericholo fuggire non ve/dea. Ma quanto fu tale inmaginatione / [vana]* The variant 'vana', found in Q and L, makes more sense. (Nanfito), con ciò sia chosa che durissimo sia resi/stere alle forze d’i superiori corpi, avegnia / che possibile! Venus era nello auge del / suo [epiciclo]* The form 'epicholeo' is probably a corruption of the noun 'epiciclo', found in Q and L, and referring to the small circle along which the planets were believed to rotate. (Nanfito) e nella summità del [deferente] * The 'deferente' is instead the orbit around which the planets revolve, and is the noun found in L. Q has differente, which appears less convincing. It must be anyway noticed that the form 'desciendente' in this text is somehow etymologically related to the word 'deferente', and might also have been a valid variant of the noun. (Nanfito) / nel cielestiale [Toro] * Q and L have the variant 'Toro', referring to the zodiac sign of Taurus. (Nanfito), non molto lontana / al Sole, quando ella fa donna, sanza alchu/na resistenza di positione e d’aspetto e di / coniuntione corporale d’altro pianeto, de/llo asciendente della loro natività. E / saturnino cielo, non che gli altri, piovea / amore il giorno che egli nacquono. Omè / che mai acqua lontana non spense vicino / fuocho, ove credea il re potere mandare / Florio sanza la sua Biancifiore, con ciò fo/sse chosa che ella era nel suo animo contin/uamente fighurata con più bellezza che / il vero viso non possedea, e quello [che prende] * The variant 'che prende' instead of 'conprende' in both Q and L and ensures a much better syntactic construction. (Nanfito) / e lascia amore era senpre con Biancifiore? / I chorpi si doveano alontanare, ma le m/enti con più solicitudine si doveano fare / viccine. Niuna chosa è più dissiderata / che quella ch'è inpossibile o molto male a/gievole ad avere. Per la quale altra cagione / diventò il [gielso] * The reference is in all likeliness to the myth of Pyramus and Thisbe, narrated by Ovid in Book Four of the Metamorphoses. The name of the plant which changes its colour in the myth is 'gelso' in Italian, as in Q and L. (Nanfito) vermiglio se non per l’ar/dente fiamma chostretta, la quale prese più for/za ne’ due amanti constretti di non vedersi? Che / fecie [Biblide] * This is a reference to the myth of Byblis in Book Nine of Ovid's Metamorphoses. The correct name 'Biblide' appears in both Q and L, but 'Billide' might just be the result of a phenomenon of phonetic assimilation. (Nanfito) divinire fontana se non il senti/rsi essere negato il suo disio? Ella fu femina / mentre ella ne stette in forse chon speranza. / [O, re,]* Both forms might be fitting, but the invocation to the king by the narrator ('oh, re'), found in Q and L, probably has more pathos than the mere adverb 'ora'. (Nanfito) tu credi apparecchiare fredde acque a l’ar/dente fuocho e tu v’agiugni legnie. Tu t’a/parecchi di dare non chonosciuti pensieri a due amanti sanza alchuna utilità di te / [o di loro, e t'afretti] * The construction in the manuscript makes 'loro' object of the verb 'afretti', but the construction found in Q and L makes more sense: 'no utility for you or them, and you hasten...'. L has the form 't'affretti', Q the form 'affrettiti', which I would probably prefer for its more archaic construction. (Nanfito) di pervenire a quel punto il qua/le tu con disio ti credi più fuggire. O quanto / più saviamente adoperaristi lassandoli sen/plicemente vivere nelle senplici fiamme, / che volere loro a forza fare sentire quanto si/eno amari i delettevoli sospiri che d’amoroso / martiro prociedono. [Elli] amano tacitam/ente, né niuno dissidera più avanti che solo / il viso il quale per forza conviene {<che per troppa copia>} * This phrase is supplied by both Q and L. (Nanfito), se stare gli / lascia, rincrescha, perché de le chose di che l’uomo / abondevole si trova sfastidiano. Ma che si / può più dire qui se non che il benigno aspetto / chol quale la [somma] benivoglienza riguarda / la neciessità degli abandonati, non vuole che / il nobile sangue, d’il quale Biancifiore era / disciesa, sotto nome d’amicha divenisse vi/le, ma acciò che con matrimoniale modo il suo honore si servasse, consentì che le pensate / chose sanza indugio si mettessero ad effetto?

About this text

Title: Filocolo
Author: Giovanni Boccaccio
Edition: Taylor edition
Series: Taylor Editions: Manuscript
Editor: Edited by Giuseppe Nanfitò.

Identification

Oxford, Bodleian Library, MS. Canon. Ital. 28

Contents

Boccaccio, Filocolo

Physical description

Materials: Paper

History

Origin

Italian; 15th century

Provenance

Matteo Luigi Canonici, 1727-1805; Giuseppe Canonici, -1807; Purchased by the Bodleian in 1817.

Introduction

This is a digital edition of a brief extract from a manuscript of Giovanni Boccaccio’s Filocolo, the first romance in prose of Italian literature, written in Naples between 1336 and 1338. The manuscript transcribed is MS Canon. Ital. 28 (Bodleian Libraries, Oxford), a paper copy produced in Italy in the fifteenth century, originally collected by the Jesuit erudite Matteo Luigi Canonici and purchased by the Bodleian in 1817. The romance, which takes place in a fabulous time at the dawn of the Christian era, tells the love story between Florio, son of Felice, the pagan king of Marmorina in Spain, and Biancifiore, an orphan girl who was born the same day as Florio and raised at the court of Felice after the death of her mother, and whose noble Roman origins will remain unknown for a long time. The passage transcribed from Book Two of five recounts how the two youths fall in love thanks to the supernatural action of Venus and Cupid, and how their preceptor and guardian find this out and inform Florio’s parents. The king and queen, worried about Biancifiore’s social condition, decide to separate the two youths, and shortly after this passage will give origin to Florio’s perilous quest for his beloved in the far lands of Egypt, under the pseudonym of Filocolo. The romance, with its colourful mixture of amorous adventures, sophisticated digressions and erudite references to both Classical and Medieval literature, was ideally suited to the socially and culturally diverse audience of the Neapolitan court of Robert of Anjou. By tapping into this well-known love story of Byzantine origin that had been re-elaborated in several languages across Medieval Europe, the author devised one of the most ambitious prose works of his time in any vernacular language, and paved his way towards an everlasting fame as the superb narrator of the Decameron.

Other Resources

Bibliography

  1. Battaglia S., Il Filocolo (Bari, 1938).
  2. Battaglia S., Le Epoche della Letteratura Italiana (Napoli, 1968), pp. 139-141.
  3. Kirkham V., Fabulous Vernacular (Michigan, 2001), p. 2.
  4. Morosini R., Per difetto rintegrare (Ravenna, 2004).
  5. Mortara A., Catalogo dei Manoscritti Italiani che sotto la Denominazione di Codici Canoniciani Italici si Conservano nella Biblioteca Bodleiana di Oxford (Oxford, 1864), p. 35.
  6. Muscetta C., ‘Giovanni Boccaccio e i novellieri’, in Storia della Letteratura Italiana. Il Trecento, eds. E. Cecchi and N. Sapegno (Milan, 1973), pp. 330-336.
  7. Quaglio A. E., ‘Filocolo’ di Giovanni Boccaccio (Milan, 1998).
  8. Quaglio A. E., ‘Prime correzioni al «Filocolo»: dal testo di Tizzone verso quello di Boccaccio’, in Studi sul Boccaccio, vol. 1, ed. V. Branca (Firenze, 1963), p. 29 n. 1 and pp. 47-48.
  9. Wilkins E. H., ‘Variations on the name Philocolo’, in The Invention of the Sonnet and Other Studies in Italian Literature, ed. E. H. Wilkins (Rome, 1959), pp. 139-143.

About this edition

This is a facsimile and transcription of an extract from the Filocolo by Giovanni Boccaccio (MS. Canon. Ital. 28, fols. 18v-21v.)

The transcription was encoded in TEI P5 XML by Giuseppe Nanfitò.

Availability

Publication: Taylor Institution Library, one of the Bodleian Libraries of the University of Oxford, 2021. XML files are available for download under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License . The images are available to download under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 International License .

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Source edition

Filocolo, . Italy, 15th century.

Editorial principles

Created by encoding transcription from manuscript.

Semi-diplomatic transcription; ancient spelling maintained as much as possible, but the use of ‘u’ and ‘v’ is conformed to modern spelling, and ‘j’ and ‘y’ are replaced by ‘i’; capitalisation and punctuation added according to modern Italian standards; forward slashes mark the separation between original lines; abbreviations are expanded in italics, but modern spelling is used for them (i.e. 'con' instead of 'chon'); the corrections or variants given are drawn from two modern critical editions: Q (A. E. Quaglio, ‘Filocolo’ di Giovanni Boccaccio, Milan, 1998, consulted online at https://www.liberliber.it/mediateca/libri/b/boccaccio/filocolo/pdf/filoco_p.pdf) and L (S. Battaglia, Il Filocolo, Bari, 1938, consulted online at https://archive.org/details/167BoccaccioFilocoloSi049/mode/2up); angle brackets are employed for the insertion of missing material and square brackets for the expunctions; the TEI element <decoratedInitial> was used in the encoding to describe the initials of the first word of each paragraph, but the decorations have never been completed; among the various forms in which the debated title of the work traditionally appears, I have chosen 'Filocolo', although the catalogue description has the form 'Filocopo'.